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Fibre: i vantaggi per cuore, cervello e intestino

Le fibre naturali hanno effetti benefici sui livelli di colesterolo, sulla pressione sanguigna e sulla glicemia oltre a ridurre il rischio di infarto e di tumore all’intestino. E i benefici non finiscono qui, come dimostra un nuovo studio.

«I carboidrati fanno ingrassare», «i carboidrati non fanno bene alla salute e soprattutto si vive meglio senza»: navigando in Internet si trovano tantissime considerazioni negative su questi componenti alimentari. In particolare, i sostenitori delle diete ad alto contenuto di proteine e grassi sembrano essere la prova vivente che i carboidrati siano del tutto inutili.

Ben diversa è l’opinione dei ricercatori neozelandesi, che hanno analizzato un totale di 243 studi incentrati sul rapporto tra i carboidrati e le malattie.

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Meno infarti

Gli scienziati hanno concluso che dipende da quali carboidrati si assumono. Quelli «buoni», quindi fibre e cereali integrali, riducono il rischio di infarti cardiaci, ictus, diabete di tipo 2 e tumore all’intestino dal 15 al 30 percento.

Chi assume quotidianamente dai 25 ai 29 grammi di fibre naturali conduce una vita più sana rispetto a chi segue una dieta che ne è carente. Livelli di colesterolo inferiori, pressione sanguigna più bassa, peso ridotto: i ricercatori hanno riscontrato tutte queste caratteristiche nelle persone che mangiano molte fibre rispetto a quelle che preferiscono farine raffinate e zuccheri.

Effetto antinfiammatorio

Le fibre alimentari non si limitano ad accelerare il passaggio degli alimenti attraverso l’intestino, riducendo il rischio di tumori, ma favoriscono, per esempio, la proliferazione dei batteri intestinali che producono acido butirrico. Questo acido grasso è fonte di nutrimento per le cellule della superficie dell’intestino e ha un effetto antinfiammatorio.

Inoltre, le fibre alimentari favoriscono il metabolismo dei glucidi e aiutano a eliminare i chili di troppo. A ciò si aggiunge che gli alimenti ricchi di fibre naturali contengono anche molti importanti micronutrienti.

Stile di vita più sano

L’unico problema dei numerosi studi condotti sulle fibre alimentari è che si tratta solo di osservazioni e non di prove vere e proprie. Chi mangia più fibre, consuma di solito anche più frutta e verdura, vive nel complesso prestando maggiore attenzione alla propria salute e guadagna in media di più.

Il risultato potrebbe quindi essere una conseguenza di tali fattori e non avere nulla a che fare con le fibre in sé. Tuttavia, i ricercatori sono piuttosto sicuri che introdurre le fibre nella propria alimentazione abbia effetti benefici per due motivi. (Continua a leggere qui di seguito...)

Per saperne di più sulla digestione

Più sono le fibre, meglio è

In primo luogo, perché anche molti esperimenti portano alla stessa conclusione. In uno di questi, per esempio, venti persone di origine africana hanno scambiato per due settimane la loro abituale dieta ricca di fibre (50 grammi di fibre naturali al giorno) con quella di venti statunitensi, generando un immediato mutamento negativo della propria flora batterica intestinale.

In secondo luogo, esiste una chiara relazione tra dose ed effetto: maggiore è il consumo medio di fibre alimentari, migliore è l’effetto per la salute.

Fibre alimentari aggiunte

Al giorno d’oggi, tuttavia, non tutto ciò che assomiglia a un cereale integrale è davvero ricco di fibre. I ricercatori avvertono che molti cereali da colazione di produzione industriale, in particolare, sono in realtà prodotti ancora altamente raffinati e raccomandano il consumo di fibre alimentari il meno lavorate possibile sotto forma di cereali, frutta e verdura.

Resta da chiarire se sul lungo periodo anche le fibre alimentari aggiunte ad alimenti come gelato o pane siano salutari. Tra queste rientrano per esempio la cellulosa, il guar o le fibre di canna da zucchero. Secondo l’FDA, l’autorità competente per i medicinali negli Stati Uniti, brevi studi di ridotta entità hanno dimostrato un effetto di queste sostanze sui livelli di glicemia e colesterolo.

Fonti: «The Lancet», «Nature Communications», «Jama»

di Dott. med. Martina Frei,

pubblicato il 12.06.2019


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