Trasformare le rinunce in successi

Le indicazioni sono chiare: niente caffè, niente vino, niente cioccolata. Ma è possibile vivere rinunciando a questi piaceri? La nostra redattrice Vera Sohmer ci ha provato, ed è rimasta stupefatta.

Se non ora, quando? Durante la Quaresima bisognerebbe astenersi da determinate cose e sconvolgere le proprie abitudini. Ho cominciato con il caffè. Era chiaro che sarebbe stato difficile farne a meno. Ma è stato davvero difficile. Nei primi giorni ho avuto un gran mal di testa. Ero anche irritabile, poco concentrata e cronicamente stanca.

Sintomi di astinenza

È una reazione normale, rassicurano gli specialisti del settore. Anche se la caffeina non è annoverata tra le sostanze stupefacenti, il corpo può reagire con sintomi di astinenza quando si smette di assumere una sostanza alla quale siamo abituati. Già dopo nove giorni i sintomi tendono a sparire. Per fortuna a me ne sono bastati cinque: la mia prima vittoria di tappa.

Quello che rimane è il desiderio di caffè in determinate situazioni: avrei dato qualunque cosa per un latte macchiato appena sveglia! E un buon pranzo non è veramente completo senza un espresso. Per questo avevo pensato di regalare a qualcuno il mio caffè.

D’altronde si sa: occhio non vede, cuore non duole. Ma, sorprendentemente, nessuna capsula è ancora finita nella macchina. Almeno non per me.

Le rinunce rendono più forti

È una bella sensazione uscire più forti dalle sfide. Seduti davanti a un piatto di manzo alla Stroganoff, mi chiedo frustrata: sarà buono anche senza vino? La persona che mi sta di fronte pensa di sì, e lo dice versandosi un bicchiere di rosso. Deglutisco, afferro la caraffa d’acqua e resto stupita.

Mentre il vino esalta il gusto dei piatti, lo rinforza e qualche volta lo altera, l’acqua garantisce un piacere più puro. C’è solo la carne, il riso e la salsa. L’esperimento è dunque riuscito, non solo per la percezione del sapore.

Come riuscire a gestire le rinunce

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«Definire obiettivi parziali» è il consiglio di Beat Bachmann dell’istituto di cura St. Otmar di Weggis (LU), specializzato in digiuni. Un giorno senza, due giorni senza, tre giorni senza... spesso dal quarto in poi le cose vanno avanti da sole.

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Anziché birra o vino bevi sempre acqua, magari anche calda.

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Prendi consapevolezza dello scopo della rinuncia. Affrontala con convinzione e atteggiamento positivo: «È una buona cosa».

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Se qualcosa non riesce come vorresti: non rimproverarti e non interrompere l’esperimento. Considera tutto quello che hai già realizzato.

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Non metterti sotto pressione. Non si tratta di un dovere, ma di una scelta volontaria. E non esitare a ridere dei tuoi insuccessi.

«Definire obiettivi parziali» è il consiglio di Beat Bachmann dell’istituto di cura St. Otmar di Weggis (LU), specializzato in digiuni. Un giorno senza, due giorni senza, tre giorni senza... spesso dal quarto in poi le cose vanno avanti da sole.

Nuovi punti di vista

Quando compiamo rinunce adottiamo nuovi punti di vista e mettiamo in discussione le nostre abitudini. Un aperitivo senza alcol? Sarà come una festa per bambini, penseranno in molti. Ma le bollicine possono essere eccitanti anche senza Hugo.

Facendo un controllo a campione a una festa di compleanno, si scopre che più persone di quante si pensi brindano con acqua minerale o succo. Altre ancora si concedono un Crodino o un Sanbittèr. Il vantaggio? Si mantiene la lucidità.

Scoprire le alternative

Eliminare determinati generi «di conforto» è un vero lusso. In realtà non ci manca niente. E se pensiamo che manchi qualcosa, possiamo scegliere fra una marea di alternative. Tè (nero) al posto del caffè, birra analcolica anziché «qualcosa di forte». I datteri secchi sostituiscono la cioccolata: da quando diversi giorni fa ho razziato la mia riserva di cioccolato, li tengo sempre a disposizione.

Il peccato di gola è stato perdonato, e la decisione non vacilla. Caffè, vino (e cioccolato?) rimarranno tabù fino al Sabato Santo. Perché è una scelta intelligente, nonostante le alternative disponibili, e dà l’occasione di riflettere sulle proprie abitudini di consumo.

Ancora non so se l’esperimento mi permetterà di godere dei piaceri in modo più consapevole in futuro. Una cosa è certa: festeggerò il momento del primo cappuccino la mattina del Lunedì di Pasqua.

di Vera Sohmer


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