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Attenzione ai sonniferi

Non tutto quello che in un primo momento aiuta a combattere l’insonnia fa bene. Una considerazione che vale in particolare per i sonniferi. Fare accertamenti approfonditi è più utile sul lungo periodo.

In sintesi

L’offerta di sonniferi sul mercato è molto ampia. Tra i gruppi più importanti rientrano:

  • Benzodiazepine, con diffusi principi attivi come il flurazepam, il nitrazepam, il temazepam e il triazolam. Tali farmaci hanno un effetto ansiolitico e antispastico, oltre a favorire il sonno, ma a causa del loro potenziale di dipendenza dovrebbero essere assunti solo per un periodo di tempo limitato.
  • Agonisti non benzodiazepinici (imidazopiridine), come zaleplon, zolpidem e zopiclone. Questi farmaci hanno il vantaggio di avere un potenziale di dipendenza più basso.
  • Barbiturici, prescritti solo quando altri sonniferi non riescono ad alleviare i disturbi e causano effetti collaterali considerevoli.
  • Antidepressivi. Si rivelano efficaci sia nel trattamento dei disturbi del sonno sia della depressione. I principi attivi alla base, l’amitriptilina, la doxepina e la trimipramina hanno un effetto sedativo.
  • Neurolettici. Farmaci per il trattamento dei disturbi del sonno atipici. Si tratta di medicinali usati perlopiù nella cura di problemi psichici, ma che possono risultare efficaci anche in caso di insonnia.
  • Antistaminici. Vengono utilizzati anche come coadiuvanti del sonno in ragione di determinati principi attivi in essi contenuti, quali la doxilamina, meclizina e prometazina.

Dall’ultimo rapporto del Monitoraggio svizzero delle dipendenze emerge che circa 185 000 persone in Svizzera fanno uso quasi quotidianamente di sonniferi. Se qualche timore o altre circostanze impediscono di addormentarsi, la soluzione per molti è una sola: prendere un sonnifero efficace. Le donne li utilizzano con maggiore frequenza rispetto agli uomini, così come anche gli anziani rispetto ai giovani. Tuttavia, il prezzo da pagare per questo riposo indotto può essere alto. Gli esperti si allarmano soprattutto perché più del 40 percento dei consumatori di sonniferi assume compresse con un elevato potenziale di dipendenza. 

Dosi sempre maggiori

Tra i farmaci prescritti con maggiore frequenza rientrano i tranquillanti (benzodiazepine), gli antidepressivi e i neurolettici. Dal momento che con il tempo l’efficacia di questi medicinali si affievolisce, in un secondo momento è necessario incrementarne il dosaggio per poter godere dell’agognato riposo. Molti si rendono conto di quanto già siano o possano diventare dipendenti solo quando per sbaglio dimenticano di acquistare il farmaco e, a notte ormai sopraggiunta, non possono più procurarselo. Non è raro che compaiano sintomi legati all’astinenza, come ipersudorazione, tremori o stati d’ansia. Tuttavia, anche gli effetti collaterali dei sonniferi sono considerevoli e spaziano da mal di testa e nausea a disturbi della concentrazione e depressione.

Una qualità del sonno alterata

Numerosi studi hanno mostrato come i sonniferi provochino un’alterazione del ritmo del sonno. In parole povere, queste compresse influenzano la fase REM e possono quindi nuocere alla salute psichica. La fase REM rappresenta la seconda parte del sonno profondo, quella in cui si sogna. È proprio questo momento ad assicurare o compromettere l’equilibrio psichico di una persona. Sognare è importante per il benessere fisico, perché consente di rilassarsi e distendersi. (continua a leggere qui di seguito...)

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La cannabis come alternativa?

Chi rinuncia ai sonniferi in favore di alcol o cannabis passa dalla padella alla brace. Gli psicologi con specifica formazione medica ed esperti nel trattamento delle dipendenze fanno notare che per quanto una droga come la cannabis possa aiutare ad assopirsi più velocemente, disturba il sonno ristoratore. Si riesce quindi a dormire, ma la qualità del sonno è davvero pessima.

E l’alcol invece?

Anche chi beve (molto) alcol ha sicuramente già sperimentato la facilità nell’addormentarsi e la difficoltà nel dormire continuativamente. Molte persone si svegliano improvvisamente nel cuore della notte in un bagno di sudore e sentono l’impellente necessità di andare al bagno. Il fenomeno è dovuto all’acetaldeide, un prodotto di degradazione dell’alcol.

Meglio sottoporsi ad accertamenti

Gli esperti raccomandano quindi assolutamente di recarsi dal proprio medico in caso di disturbi del sonno prolungati. Se i preparati fitoterapici non sortiscono effetto, è possibile naturalmente considerare l’assunzione di un farmaco a base di benzodiazepine per un periodo di tempo limitato, in modo da riuscire a superare il problema. Tuttavia, chi necessita per un periodo prolungato di ausili per addormentarsi farebbe bene a preferire delle alternative che non creino dipendenza, sebbene il sonno naturale venga compromesso in ogni caso. Purtroppo ad oggi non è possibile conciliare le due esigenze con un sonnifero che consenta un sonno naturale, perché non è stato ancora inventato.

L’alternativa: i sonniferi a base di erbe

I sonniferi naturali di solito sono privi di effetti collaterali e, se presenti, sono di lieve entità. Tuttavia, la loro efficacia è piuttosto limitata. Possono essere acquistati senza prescrizione in farmacia o in drogheria.

I sonniferi a base di erbe vengono principalmente utilizzati in caso di problemi nell’addormentarsi, ma non hanno alcun effetto sui disturbi della continuità del sonno.

Quelli particolarmente consigliati sono a base di valeriana, iperico, luppolo, melissa e passiflora incarnata.

Prima che questo tipo di sonniferi inizi a fare effetto, però, è necessario attendere alcuni giorni o addirittura settimane. Si consiglia quindi di non interrompere l’assunzione, nel caso non si riscontrino risultati immediati.

di Markus Sutter,

pubblicato il 15.11.2017


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