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Vuoi vivere più sano?

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Perché la vista è più importante dell’udito

Gli esseri umani fanno molto affidamento sulla vista, il che si riflette anche nel nostro cervello. Tuttavia esistono differenze ed eccezioni, come ci spiega un neuropsicologo.

Supponiamo che tu debba perdere uno dei cinque sensi e debba scegliere tra la vista e l’udito. Quale sarebbe la preferenza? Per fortuna si tratta di una domanda ipotetica. Eppure la maggior parte delle persone teme molto di più il buio del silenzio.

Che la vista ci sembri il senso più importante non è affatto casuale, ma ha a che fare con l’anatomia del nostro cervello. Infatti, un’ampia area cerebrale è riservata alla vista. Gli stimoli registrati mediante gli occhi vengono condotti nella corteccia cerebrale (Cortex) attraverso il nervo ottico, e lì vengono poi elaborati. Confrontando con estrema rapidità le nuove informazioni con i ricordi, possiamo classificarle e riconoscerle come oggetti, paesaggi, altre persone o animali.

Lutz Jäncke
L’Homo Sapiens è un animale ‘visivo’. L’ipotesi che esistano individui con una vista o un udito più spiccati è sbagliata.
Prof. Dr. rer. nat. Lutz Jäncke, Neuropsicologo presso l’Università di Zurigo

La vista controlla il movimento e l’alimentazione

Attraverso la vista inoltre controlliamo la maggior parte delle nostre capacità motorie. Quando camminiamo o afferriamo qualcosa, i piedi e le mani si orientano attraverso gli occhi. Anche per l’alimentazione sembrerebbe che la vista abbia svolto un ruolo essenziale già nella preistoria, spiega il neuropsicologo Lutz Jäncke, docente presso l’Università di Zurigo. «I nostri antenati scagliavano le loro armi contro i mammut, ne sventravano il corpo con pietre affilate e cercavano funghi e bacche. Tramite la percezione di forme e colori valutavano lo stato di maturazione.»

Lo sguardo è importante per riconoscere i propri simili

La vista è altrettanto fondamentale per la ricerca di un partner sessuale e per instaurare un legame con le altre persone: dalla mimica, dalla gestualità e dalla postura possiamo intuire l’atteggiamento dell’interlocutore nei nostri confronti e regolarci di conseguenza. Secondo Jäncke la predominanza della vista rispetto agli altri sensi è responsabile anche del fatto che spesso su Internet risultiamo scortesi con gli altri: «Se potessimo vedere a vicenda l’espressione del viso, saremmo più cauti con le nostre esternazioni.»

Sebbene nelle interazioni interpersonali anche la voce e l’odore, e di conseguenza l’udito e l’olfatto, abbiano il loro peso, questi due sensi sarebbero chiaramente subordinati alla vista. A questo proposito Jäncke è categorico: «L’Homo Sapiens è un animale ‘visivo’. L’ipotesi che esistano individui con una vista o un udito più spiccati è sbagliata.»

Musicisti e non vedenti sentono di più

Naturalmente esistono anche individui con un senso dell’udito particolarmente sviluppato rispetto agli altri. Ad esempio durante una passeggiata in città i musicisti percepiscono i rumori di fondo, come il frastuono dei lavori in corso, le risate o i rintocchi delle campane, molto più intensamente rispetto a chi invece si concentra sulle vetrine dei negozi, il look dei passanti, i tram, le biciclette e il contesto architettonico, e tende a tralasciare i suoni circostanti.

Gli altri sensi risultano particolarmente sviluppati nei non vedenti, costretti per necessità ad acuirli. Sono persone che percepiscono il mondo attraverso l’udito, il tatto e l’olfatto, interpretandolo di conseguenza. Tale caratteristica si delinea anche nel loro cervello: le aree solitamente deputate alla vista, vengono per così dire incamerate dagli altri sensi.

Imparare ascoltando è più faticoso che imparare guardando

Anche l’apprendimento risulta più facile attraverso la vista nella maggioranza degli esseri umani. Che esistano tipi di apprendimento visivi e uditivi, secondo Lutz Jäncke è un falso mito. E propone una spiegazione plausibile: la lingua parlata è come un flusso di informazioni. Le parole si susseguono le une alle altre - nel gergo specialistico si parla di processo in serie-parallelo. 

Il cervello deve raccogliere le informazioni, conservarle nella memoria, collegarle e convertirle in un contenuto che abbia senso. «Si tratta di un processo lungo, estenuante e suscettibile di errore», spiega il professore. Richiede un impegno decisamente maggiore rispetto a quando osserviamo un’immagine, di cui riusciamo a cogliere tutto nella sua interezza in un’unica volta.

Ciò spiega perché foto, grafici e diagrammi si prestino benissimo a trasmettere efficacemente i contenuti. E perfino il testo scritto viene compreso meglio del parlato da tante persone. Infatti nel testo scritto il lettore esperto non deve più decodificare parola per parola, ma può cogliere il senso di un gruppo di vocaboli o di un’intera frase in un’unica volta - nel linguaggio tecnico: «percezione parallela».

(Continuazione in basso...)

Nostre principali percezioni sensoriali

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Le strutture sono di aiuto per l’apprendimento

Determinante inoltre per la nostra capacità di recepire i contenuti di apprendimento è il fatto che tali contenuti siano ben strutturati. Nella comunicazione visiva il livello di attenzione ad esempio risente di una rappresentazione caotica con tante forme diverse, una calligrafia svolazzante o poco spazio tra una riga e l’altra. Nel corso di una conferenza invece un ritmo di esposizione ben bilanciato, le pause nel discorso inserite in maniera intelligente e un’adeguata modulazione della voce permettono di aumentare il livello di concentrazione.

Un tempo la trasmissione delle conoscenze avveniva oralmente

Sebbene in generale apprendiamo meglio attraverso la vista, prima della scoperta della scrittura la trasmissione delle conoscenze avveniva esclusivamente attraverso la lingua parlata. I racconti venivano tramandati di generazione in generazione e ripetuti molte volte. Presso alcuni popoli indigeni questa tradizione si è mantenuta fino ai nostri giorni, sebbene anch’essi facciano affidamento su una vista molto pronunciata per riuscire a cavarsela nel loro ambiente. Gli abitanti della steppa ad esempio devono trovarsi in vantaggio sotto l’aspetto della percezione spaziale.

Abbiamo più di cinque sensi

Oltre alla vista e all’udito, anche l’olfatto, il gusto e il tatto ricoprono un ruolo importante, seppure subordinato. Il tatto comprende diverse dimensioni: nel nostro organismo esistono cellule sensoriali per il contatto, la pressione, la temperatura e il dolore.

I tradizionali cinque sensi ci consentono di percepire il mondo che ci circonda. Oltre a questi disponiamo anche del senso dell’equilibrio che ci indica la nostra postura, nonché della propriocezione, grazie alla quale siamo in grado di riconoscere ad esempio lo stato di contrazione di un muscolo o la flessione di un’articolazione.

Nel regno animale esistono anche altri sensi: ad esempio i pipistrelli si orientano grazie agli ultrasuoni, le anguille elettriche avvertono i campi elettrici e molti uccelli migratori sono in grado di percepire il campo magnetico terrestre.

Gli animali sono superiori all’uomo

L’uomo è decisamente sottosviluppato in tanti settori della percezione. I rapaci ad esempio hanno una vista da lontano molto più acuta della nostra, mentre le civette e i pipistrelli possiedono un udito estremamente sviluppato. E per quanto riguarda l’olfatto, è noto che i cani sono di gran lunga superiori alla razza umana.

Eppure siamo in grado di percepire molti odori senza esserne consapevoli. Questa nostra capacità riveste un ruolo determinante ad esempio nella scelta del partner. Se si è in grado di percepire l’odore di qualcuno però lo si scopre non facendo conoscenza su una piattaforma di appuntamenti, ma solo durante un incontro vis-à-vis.

Inoltre gli odori sono legati a un gran numero di emozioni. Ciò dipende dal fatto che gli stimoli olfattivi vengono condotti direttamente nella corteccia cerebrale, mentre tutti gli altri stimoli vengono prima filtrati nell’area del talamo, spiega Lutz Jäncke. «Ecco perché il profumo del primo amore o il sapone di Marsiglia che usava la nonna riescono a scatenare forti emozioni in noi anche quando siamo molto in là con gli anni.»

di Andrea Söldi,

pubblicato in data 07.12.2020, modificato in data 15.12.2020


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