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Per quanto tempo si rimane infettivi?

Energia e appetito sono tornati, i sintomi spariti: ma gli agenti patogeni potrebbero essere ancora presenti. Ecco come ridurre il rischio di trasmettere la malattia.

A volte, mentre un agente patogeno si diffonde nell’organismo non ce ne rendiamo nemmeno conto. I medici lo definiscono periodo di incubazione. Per esempio, la quinta malattia è infettiva molto tempo prima che compaia l’eritema. A volte, inoltre, dopo una malattia ci si può sentire molto meglio pur continuando ad avere i virus nel proprio corpo. E in quel caso è possibile trasmetterli ad altri. Come si fa dunque a ridurre al minimo il rischio di infettare qualcuno? iMpuls prova a fare chiarezza.

Infezione influenzale (infreddatura)

I virus del raffreddore attaccano le vie respiratorie e causano, oltre al naso che cola, anche tosse e mal di gola. I sintomi si manifestano entro cinque giorni dall’infezione e di norma non persistono per più di una settimana. Durante questo periodo i pazienti sono infettivi. La trasmissione del virus avviene mediante le piccole goccioline espulse quando si tossisce o starnutisce.

Perché il raffreddore colpisce soprattutto d’inverno? Il freddo agevola la proliferazione dei virus poiché le mucose sono meno irrorate e si seccano. Ci si trova inoltre più spesso in spazi chiusi con altre persone e ciò agevola la diffusione dei patogeni.

Rotavirus

Si tratta della causa più frequente delle infezioni gastrointestinali, nei bambini e in viaggio. Questi virus attaccano soprattutto tra febbraio e aprile. Dopo l’infezione passano da uno a tre giorni prima che la malattia si manifesti. Chi ne è colpito soffre di una diarrea liquida improvvisa, vomito e mal di pancia, a cui si aggiungono una leggera febbre, nonché tosse e raffreddore.

I rotavirus sono altamente contagiosi. Bastano piccolissime tracce di residui fecali per infettare gli altri. I soggetti infetti trasmettono il patogeno attraverso le mani. Attraverso la bocca il virus giunge poi al tratto intestinale della persona successiva. I virus possono essere trasmessi anche da toilette o rubinetti contaminati. Nonostante i disturbi si attenuino dopo un paio di giorni, i patogeni continuano a essere espulsi con le feci anche fino a otto giorni dopo.

Influenza

I virus influenzali proliferano nelle secrezioni rinofaringee e si diffondono nell’aria tramite starnuti, tosse o anche semplicemente parlando. Se un’altra persona inspira i virus, o se questi finiscono sulla sua mano e da lì poi in bocca o in un occhio, i patogeni possono penetrare anche nel suo corpo.

I sintomi appaiono uno o due giorni dopo l’infezione. Le persone colpite si sentono improvvisamente stanche, hanno spesso la febbre, mal di gola, tosse secca nonché dolori muscolari e articolari, così come cefalee. Gli ammalati rimangono infettivi almeno fin quando persistono i sintomi. (Continua a leggere qui di seguito...)

Proteggiti dalle infezioni

Norovirus

Diarrea, nausea e vomito per un periodo fra le 12 e le 48 ore: le infezioni virali sono generalmente brevi ma intense. Il picco di frequenza si situa tra dicembre e marzo. I pazienti espellono i patogeni in gran quantità con le feci e il vomito; già sole dieci particelle sono sufficienti a dar luogo a un’infezione. Non appena si presentano i sintomi sussiste dunque un’elevata infettività. Anche quando cominciano a stare meglio i pazienti continuano a trasmettere i virus, di norma da 7 a 14 giorni.

Scarlattina

Questa infezione batterica è causata da uno streptococco di gruppo A. Considerata una classica malattia da bambini, questa patologia può colpire anche gli adulti. Generalmente gli agenti patogeni si annidano nella faringe e raggiungono le altre persone tramite le goccioline di saliva. Tipicamente la scarlattina fa la sua comparsa da uno a tre giorni dopo l’infezione.

Si manifesta sotto forma di mal di testa e mal di gola, brividi di freddo e rapidi accessi di febbre. Dopo uno-due giorni si aggiunge anche un eritema che non prude e la tipica lingua a lampone. Se la scarlattina viene trattata con un antibiotico, il paziente non è più infettivo già dopo 24 ore.

Congiuntivite

Come evitare le infezioni

Varie infezioni potrebbero essere evitate se le regole dell’igiene fossero rispettate maggiormente.

  • Dopo essere tornati a casa, dopo essere andati in bagno, dopo essersi soffiati il naso e soprattutto prima di cucinare bisogna sempre lavarsi le mani.
  • Superfici e oggetti che vengono toccati da molte persone vanno puliti regolarmente.
  • Chi è già ammalato dovrebbe arieggiare regolarmente le stanze in cui sta per ridurre il carico di germi, nonché starnutire verso la manica e non verso le mani. Nei tessuti i germi non possono moltiplicarsi.
  • In caso di infezioni virali è consigliabile utilizzare anche un disinfettante che uccida i virus.

La congiuntivite infettiva compare da 5 a 12 giorni dopo l’infezione. Generalmente entrambi gli occhi si arrossano e prudono, mentre le palpebre si gonfiano. I pazienti sono fotosensibili e hanno spesso la sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio. Se l’infiammazione ha origine batterica si manifesta inoltre anche una secrezione gialla purulenta che al mattino incolla le palpebre.

Chi si ammala deve lottare con i sintomi fino a quattro settimane, e in questo periodo è altamente infettivo. Occorre prestare grande attenzione all’igiene ed evitare il contatto fra le mani e gli occhi. In particolare, non bisogna mai condividere con altri colliri e asciugamani.

di Konstanze Fassbinder,

pubblicato il 03.01.2019


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