Lo sport non conosce età

Il movimento è importante anche in età avanzata. Una regolare attività fisica e mentale è essenziale per mantenere la qualità della vita.

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Dott. André Dietschi

André Dietschi è specialista in medicina generale e dello sport presso il centro Santémed di Diepoldsau/Heerbrugg SG

I dati di diversi studi suggeriscono che il rischio di demenza è genetico, ossia congenito, al cinquanta percento. La restante metà dipende dal nostro stile di vita, che siamo noi stessi a determinare.

Si è visto per esempio che fra tutte le categorie professionali i musicisti sono quelli meno a rischio, probabilmente perché tutti i loro sensi e le capacità coordinative sono attivati e stimolati al massimo. Ecco perché la musicoterapia attiva e il movimento in musica occupano oggi un posto fisso nel trattamento dei pazienti affetti da patologie demenziali.

Diversi fattori correlati

Che cosa contribuisce quindi alla percentuale non genetica del rischio di demenza? Sostanzialmente questa può essere aumentata da inattività fisica e mentale, pressione alta, diabete, fumo e depressione. Gli studi dimostrano che l’attività fisica è il fattore più importante, con un’indubbia influenza positiva soprattutto su pressione alta, diabete e atteggiamento depressivo.

L’esercizio fisico è pur sempre anche un allenamento mentale. Le attività che stimolano le nostre capacità coordinative spingono il cervello a produrre nuove cellule nervose e a creare nuove connessioni. Pertanto il proprio programma sportivo dovrebbe includere movimento in mezzo alla natura, escursioni, passeggiate ma anche ballo.

Se al contrario non sono continuamente sollecitate, le nostre capacità fisiche e mentali si atrofizzano. Le persone anziane che si muovono regolarmente rimangono più in forma mentalmente. Sono più coordinate e nel complesso presentano meno disturbi fisici, con conseguenze particolarmente positive sul rischio di cadute.

Pubblicato il 29.05.2017,

di Dott. med. André Dietschi


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