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Vuoi vivere più sano?

Medici presto superflui grazie al cellulare?

Secondo il futurologo Jakub Samochowiec, anziché andare dal medico ricorreremo sempre più spesso allo smartphone. La medicina digitale non solo ci renderà più sani, ma allungherà a dismisura anche l’aspettativa di vita.

Lo smartphone contribuisce già oggi a diagnosticare tumori, registrare il sonno e riconoscere stati depressivi. In futuro finiremo per non andare più dal medico ricorrendo invece al cellulare?

Di sicuro ci andremo meno. Stiamo parlando di disintermediazione, ovvero l’eliminazione degli intermediari, e per hotel, taxi e librerie ci siamo già passati. Il consumatore ottiene in questo modo prezzi più convenienti. Questo sviluppo non lascerà immune la medicina, anche perché nel settore sanitario la pressione dei costi è sicuramente elevata.

Il medico di famiglia cadrà vittima della pressione dei costi?

Non solo. Già oggi i sistemi di intelligenza artificiale possono riconoscere determinati tipi di tumore meglio dei medici specialisti sulla base delle radiografie.

Lo smartphone però non può fare le radiografie. Per quelle bisogna andare dal medico.

Lo smartphone in questo caso non serve. Determinati quadri clinici possono essere misurati anche diversamente. Ad esempio, con un cellulare oggi posso stabilire sulla base della rifrazione della luce se una mela è entrata in contatto con i pesticidi. Anche se questo esempio esula dal campo medico vero e proprio, evidenzia bene il potenziale dei nostri smartphone. Non dovremmo poi dimenticare che il cellulare sarà solo uno dei numerosi strumenti diagnostici che monitorerà le nostre condizioni di salute.

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L’intervistato

Il Dr. Jakub Samochowiec è Senior Researcher presso il Gottlieb Duttweiler Institut. Ha un dottorato in psicologia sociale e analizza i mutamenti sociali, economici e tecnologici concentrandosi su decisioni, età, media e consumi. Fra l’altro, è coautore di studi su robotica e disabilità, digital ageing e relazioni pubbliche 4.0.

A quali altri strumenti pensa?

È immaginabile che esista una toilette intelligente che analizzi le nostre escrezioni e ci avvisi quando c’è qualche problema. Le persone potrebbero applicare impianti o inghiottire pillole digitali comandabili tramite Bluetooth. Oppure indossare lenti a contatto in grado di misurare la loro glicemia. Si potrebbe anche ipotizzare una corona dentale che riesca a rilevare l’ormone dello stress nella saliva. Sotto questo profilo non ci sono limiti alla fantasia! A ciò si aggiungano tutti i possibili tipi di rilevatori che tracciano già oggi ogni nostro movimento, monitorano il sonno e presto saranno in grado di misurare anche altri aspetti. Penso per esempio all’assunzione di calorie o ancora una volta alla glicemia.

Ciò significa che presto verremo completamente analizzati, o meglio ci faremo analizzare, senza ricorrere a medici?

Sì, gli aspetti che possono essere misurati sono molti e tali da mettere in ombra un’odierna visita medica.

Chi a parte i medici risulterebbe superfluo in questo scenario futuro?

Anche dei farmacisti potrebbe non esserci più bisogno. Ci saranno apparecchi di sintesi farmacologica in grado di produrre medicamenti personalizzati sulla base dei numerosi dati su di me di cui dispongono. Il dispositivo saprà per esempio ciò di cui ho bisogno sulla base dei valori della mia flora intestinale – forniti fra l’altro dalla toilette intelligente – sulla base del mio test del DNA, nonché del modello di movimento dell’ultima settimana. In questo modo otterrò esattamente le due pastiglie di cui ho bisogno. Oggi ricevo una confezione da 24: ne uso due e il resto lo butto via.

Chi gestisce questo sintetizzatore?

L’apparecchio potrebbe stare in farmacia, ma anche tranquillamente a casa mia. Magari qualche azienda farmaceutica consegnerà le pillole tramite droni.

Quando si verificherà un tale scenario?

Non so dirlo. Come futurologo per me è importante individuare le possibilità e non fare previsioni fisse. Posso tuttavia affermare che i Big Data consentiranno diagnosi molto più precise e terapie migliori. Forse ciò non renderà superflui i medici, ma farà assumere loro un nuovo ruolo. Quello di coach della salute.

Per motivi etici e morali potremmo decidere che tutto ciò non ci va bene.

Sì, potremmo. Dovremmo poter decidere consapevolmente chi può utilizzare i nostri dati a parte noi stessi, e naturalmente come.

Quanto è preziosa per noi la sfera privata?

Quando qualcosa è molto utile, gli aspetti della privacy passano in secondo piano. Per uno studio abbiamo chiesto alle persone se si farebbero fare un impianto qualora ciò fosse conveniente dal punto di vista della salute. La grande maggioranza ha risposto di sì.

Perché vogliamo avere tutti una vita lunghissima perfettamente in salute?

Sì. Se potesse sceglier di diventare vecchio e malato o rimanere giovane e sano, la decisione non sarebbe così difficile. Non a caso l’industria dei prodotti anti-invecchiamento genera fatturati enormi. Per molti una violazione della privacy è un prezzo accettabile per una salute più duratura.

In tempi brevi la nostra aspettativa di vita raggiungerà dunque i 150 anni? O magari saremo addirittura immortali?

Quello che sappiamo oggi è che una persona che vive in un contesto perfetto e senza avere mai alcuna malattia non supera i 120 anni. Ciò è dovuto a processi fisiologici. Durante la divisione cellulare, i telomeri che proteggono i cromosomi diventano sempre più corti. A un certo punto si esauriscono e quel cromosoma si sfilaccia. La conseguenza? Moriamo. Questo è ad oggi uno dei numerosi limiti biologici dell’età. La ricerca si sta tuttavia occupando di come aumentare tali limiti. Non si tratta quindi più di eliminare cause di morte precoce quanto piuttosto di consentire una vita eterna.

di Rüdi Steiner,

pubblicato il 15.11.2017


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