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Otto falsi miti sulle zecche

Non appena le temperature si fanno più miti, ecco che ritornano questi temuti parassiti. Tutte le verità più importanti da sapere.

Falso mito n. 1: le zecche mordono

Sbagliato, le zecche pungono: infatti si ancorano con il loro apparato boccale che è provvisto di piccoli uncini. Nelle ghiandole salivari le zecche producono una sorta di cemento a presa rapida con cui fissano l’apparato succhiatore alla pelle.

Falso mito n. 2: le zecche vanno rimosse torcendole

No. L’opzione migliore è prelevarle appena al di sopra della pelle con una pinzetta, le unghie di due dita o un’apposita card per rimuovere le zecche, estraendole con cautela. Dopodiché, il punto interessato va disinfettato, cerchiato con un pennarello e monitorato per circa sei settimane. La rimozione tempestiva è molto importante: quanto più a lungo una zecca resta sulla pelle, tanto maggiore è la probabilità che trasmetta agenti patogeni.

Falso mito n. 3: prima di rimuoverla, la zecca va soffocata con smalto per le unghie, grasso oppure olio

Meglio evitare. Nella lotta per sopravvivere, infatti, la zecca può ancora espellere agenti patogeni dall’intestino o dalle ghiandole salivari. Per lo stesso motivo, è bene evitare di schiacciare anche l’addome durante l’estrazione.

Falso mito n. 4: durante la rimozione, è possibile che si verifichi il distacco della testa

Le zecche non hanno la testa. Se alcune parti dell’apparato boccale dovessero rimanere nella pelle, ciò non deve costituire motivo di preoccupazione: è sufficiente disinfettare e attendere. Questi corpi estranei residui saranno espulsi spontaneamente. Se dopo cinque giorni ciò non fosse ancora successo, un medico potrà procedere alla rimozione.

Falso mito n. 5: vaccinandosi contro le zecche si evitano le punture

Magari! La vaccinazione protegge esclusivamente contro la malattia virale «MEVE» (meningoencefalite da zecche) trasmissibile ad opera delle zecche, che possono tuttavia essere vettore anche di ulteriori virus, batteri e parassiti. Le patologie trasmesse più di frequente in Svizzera attraverso le zecche sono la borreliosi e la MEVE.

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Falso mito n. 6: la borreliosi si riconosce per la tipica eruzione cutanea

Solo la metà dei soggetti infettati dai batteri della borreliosi manifesta il cosiddetto eritema migrante «a bersaglio», ossia un rush cutaneo di forma rotonda e di colore rosso che si estende gradualmente. Questo insorge da tre a 30 giorni di distanza dall’avvenuta puntura della zecca, spesso nel punto in cui si trovava il parassita. Sebbene l’eritema possa regredire spontaneamente, ciò non significa in automatico che l’infezione sia risolta: i batteri possono rimanere comunque nell’organismo e colpire le articolazioni o il sistema nervoso. La terapia d’elezione è antibiotica.

Falso mito n. 7: se la cute si arrossa nella zona della puntura si tratta di borreliosi

Un piccolo arrossamento puntiforme in corrispondenza della zona colpita costituisce quasi sempre una reazione innocua alla puntura. L’eruzione cutanea tipica della borreliosi (l’eritema migrante a bersaglio) presenta un diametro di almeno cinque centimetri. Ma poiché la malattia può dare adito anche a reazioni cutanee atipiche, in caso di dubbio è consigliabile rivolgersi al medico.

Falso mito n. 8: ogni puntura di zecca è pericolosa

La maggior parte delle punture di zecca passa inosservata e senza conseguenze. Su 100 000 punture di zecca in Svizzera, solo una quantità compresa tra 1000 e 5000 circa in media si traduce in infezione da borreliosi, sintomatica peraltro solo in 10-50 persone. Ancora più raro è il caso della MEVE: di 100 000 soggetti punti, statisticamente sono da 300 a 900 al massimo le persone che si infettano con sintomi di tipo influenzale, che perlopiù si risolvono spontaneamente. Da 30 a 90 individui, tuttavia, soprattutto d’età avanzata, sono vittime di una seconda recidiva, più grave, della malattia.

Suggerimenti per la prevenzione

  • Le zecche infestano prevalentemente i fili d’erba, le sterpaglie e i cespugli a margine di sentieri e boschi.
  • Le zecche sono più facilmente visibili su capi d’abbigliamento di colore chiaro.
  • È opportuno indossare indumenti larghi che coprano tutto il corpo. Rimboccare le calze sopra i pantaloni.
  • Spruzzare appositi spray repellenti su vestiti, calzature e cute.
  • Al termine della passeggiata, verificare accuratamente l’eventuale presenza di zecche sul proprio corpo. Le zone solitamente più colpite sono gambe, inguine, ascelle, basso ventre, collo, nuca e, nei bambini, anche il cuoio capelluto.
  • Se ad alcuni giorni o settimane di distanza dalla puntura dovessero subentrare un arrossamento cutaneo, mal di testa, dolori articolari o sintomi di tipo influenzale, rivolgersi al proprio medico.
  • Chi vuole vaccinarsi contro la meningoencefalite primaverile-estiva (FSME) lo faccia per tempo, cioè almeno un mese prima dell'inizio della stagione delle zecche. In presenza di temperature miti questi piccoli aracnidi possono ritornare attivi già a febbraio.

di Lea Broggini,

pubblicato in data 07.04.2020


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