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Perché meditare

La meditazione ci aiuta a percepire la nostra interiorità nella vita di tutti i giorni. Può essere efficace anche contro la depressione e i disturbi del sonno? Peter Locher, psicologo di Medbase specialista in psicoterapia FSP, risponde a questa e ad altre domande.

Come funziona la meditazione?

Peter Locher: Durante il giorno siamo concentrati soprattutto sulla percezione di quello che accade intorno a noi. La vista, l’udito, tutti i nostri sensi sono rivolti verso l’esterno. Quando si medita si dedica del tempo alla propria «vita interiore»: cosa accade quando ci si ferma e si inizia a guardarsi dentro? Quali pensieri, emozioni e sensazioni emergono? Qualsiasi cosa venga alla superficie possiamo accoglierla per quello che è in quel momento, senza giudicarla come «buona» o «cattiva».

Per chi è indicata la meditazione?

La meditazione è indicata per la maggior parte delle persone perché riduce lo stress e consente di raggiungere più rapidamente uno stato di rilassamento. In particolare meditare con regolarità può essere utile in caso di depressione, disturbi del sonno, ansia, dolori o malattie croniche come ad esempio il cancro. Non può sostituire la psicoterapia o le terapie mediche, ma le può integrare con ottimi risultati.

Che cosa è importante quando si medita?

È importante essere motivati e disponibili a praticare regolarmente. È come quando si impara a suonare uno strumento: chi fa esercizio una sola volta alla settimana otterrà probabilmente risultati di gran lunga inferiori a chi si esercita quotidianamente.

In che modo la meditazione influisce sugli stati depressivi?

Non è possibile risolvere una depressione meditando, però se si medita regolarmente con il tempo si inizia a sentire e percepire meglio il corpo, le emozioni e i pensieri. La meditazione migliora l’attenzione, per esempio nei confronti dei messaggi che il nostro corpo ci invia. Ci aiuta inoltre a essere meno distratti e restare più calmi. Nonostante non possa guarire la depressione la meditazione riduce la probabilità di ricadute e può essere un’utile integrazione della terapia medica.

Che differenza c’è tra meditazione e psicoterapia?

Ce lo spiega bene la «preghiera della serenità»: «Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare e la saggezza di sapere distinguere le une dalle altre.»

Nella meditazione possiamo trovare la serenità necessaria per prendere le cose per quello che sono e accettarle. In psicoterapia si impara a distinguere le situazioni che ci richiedono coraggio e cambiamento dalle situazioni in cui è conveniente reagire con spirito di accettazione.

Come si inizia a meditare?

Il modo più semplice è sedersi per 15 minuti senza cellulare o altre distrazioni e portare l’attenzione sui pensieri e le sensazioni che ci attraversano. Spesso è utile concentrarsi su una respirazione tranquilla, alla quale molte persone al giorno d’oggi non sono più abituate.

E se non ci si riesce?

Chi ha difficoltà a raggiungere uno stato di calma interiore può aiutarsi con il «rilassamento muscolare progressivo» che richiede di contrarre e rilassare una serie di muscoli in una sequenza prestabilita. È un metodo facile da imparare per i principianti, nel quale il rilassamento muscolare viene usato come «ponte» per raggiungere il rilassamento «spirituale». Il tipo di meditazione più adatto a una persona dipende dalla sua personalità. Si può anche meditare camminando con passo calmo e regolare oppure facendo Tai Chi o Qigong. (Continua a leggere qui di seguito...)

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Suggerimenti
  • Medita almeno tre o quattro volte alla settimana.
  • Le app come «headspace» possono facilitare l’apprendimento della meditazione.
  • Su YouTube si trovano ottimi tutorial, per esempio per il «rilassamento muscolare progressivo».
  • Per la mindfulness e altre tecniche sono disponibili anche i corsi dell’associazione MBSR Svizzera.

Cos’è la «mindfulness»?

La mindfulness mette insieme elementi dello yoga e del buddismo, due discipline nelle quali la meditazione è una pratica consolidata. Il metodo, in inglese «mindfulness based stress reduction», è stato creato dal Professore Emerito di Medicina Jon Kabat-Zinn. È molto diffuso e oggetto di numerose ricerche. Può prevenire le ricadute in caso di depressione.

Quali tipi di meditazione esistono?

Da un lato vi sono tecniche aspecifiche, come gli esercizi di respirazione, il «rilassamento muscolare progressivo» che abbiamo citato prima o, ad esempio, il «body scan». Richiedono tutte di portare l’attenzione sul corpo, procedendo dai piedi alla testa ad esempio per percepire i punti di maggiore tensione.

Dall’altro lato vi sono viaggi interiori o immaginazioni guidate specifiche, «su misura» in base alla persona, alla sua storia e ai suoi problemi, che vengono impiegati in ambito psicoterapeutico.

Cosa succede al cervello quando si medita?

Durante la meditazione cambia l’attività neuronale in diverse aree del cervello. In altre parole questa pratica produce effetti misurabili che si manifestano anche attraverso una variazione delle onde cerebrali. In ogni caso è comunque il vissuto personale a essere decisivo.

In quali situazioni è meglio evitare la meditazione?

Se si sta attraversando una crisi profonda spesso è difficile meditare. Per esempio se ci si trova in uno stato di grande disperazione, ci si sente feriti, molto agitati o così abbattuti da essere completamente privi di energia.

di Dott. med. Martina Frei,

pubblicato in data 17.12.2019, modificato in data 16.01.2020


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