«Meglio una partenza lenta che un eccesso di entusiasmo»

La montagna chiama: Thomas Frischknecht, asso della mountain bike, spiega come affrontare con nonchalance lunghe salite e innumerevoli tornanti.

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Thomas Frischknecht

Thomas Frischknecht è uno degli specialisti della mountain bike più acclamati di tutti i tempi: tra il 1990 e il 2008 questo atleta zurighese ha vinto 17 corse internazionali e 3 campionati mondiali. Nel 1996 ha conquistato il titolo di campione del mondo e nello stesso anno ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta. Oggi Thomas «Frischi» Frischknecht è team manager dello Scott-SRAM MTB Racing Team.

 

Thomas Frischknecht, quante settimane prima della prima ascesa a un valico o del primo tour di montagna in bici da corsa o mountain bike è bene iniziare ad allenarsi?

In realtà il principio è molto semplice: migliore è la forma fisica di partenza, meno impegnativo sarà l’allenamento necessario appena prima di una sfida importante. Se durante l’inverno si è praticata un’attività fisica adeguata, è sufficiente cominciare ad allenarsi un mese prima dei tour più impegnativi. In caso contrario, occorre naturalmente prevedere tempi più lunghi.

In cosa si caratterizza un allenamento mirato per un’ascesa di montagna?

Per principianti e ciclisti che non hanno abbastanza tempo a disposizione per allenarsi, la regola è: praticare quante più sessioni possibili. La frequenza ideale sarebbe quella di 2-3 brevi allenamenti a settimana. In alternativa si può optare anche per la corsa, il nuoto o lo spinning. Durante il fine settimana è comunque sempre bene dedicarsi a lunghe uscite. E, cosa fondamentale: evitare sempre frequenze cardiache da sforzo. Più s’investe, migliore sarà il risultato finale. Se i progressi sono relativamente più rapidi, aumenteranno anche il divertimento e la motivazione; nel caso di uno o due allenamenti settimanali, questo potenziale di crescita viene meno.

Ecco alcuni trucchi per conquistare la vetta
  • Scegliere delle marce basse: più elevata è la cadenza di pedalata, minore è l’energia necessaria, anche a vantaggio dei muscoli e delle articolazioni.
  • Tirare anziché spingere: i moderni pedali a sgancio rapido consentono una pedalata circolare. In altre parole: non premere i pedali soltanto verso il basso, ma tirarli attivamente verso l’alto durante il movimento in avanti. È possibile allenarsi in tutta semplicità caricando il peso di una gamba sola sui pedali.
  • Bere, bere; bere: spesso proprio durante lo sforzo maggiore dell’ascesa ci si dimentica l’apporto necessario di energia e di liquidi. Occorre dunque abituarsi a bere ogni 15 minuti un bel sorso dalla borraccia.
  • Alzarsi sui pedali: affrontare le salite in posizione seduta può sembrare elegante e da esperti, ma staccarsi di tanto in tanto dal sellino e rimanere sollevati aiuta ad allentare la tensione della muscolatura. Passare poi anticipatamente a una marcia più impegnativa.
  • Conservare una «soluzione d’emergenza»: non ingranare la marcia più leggera fin dalla prima salita, ma tienila sempre come ultima risorsa per quando dovessi trovarti veramente allo stremo delle forze. Questo è un trucco psicologico che funziona.

Come si affronta una salita?

Ponendosi obiettivi intermedi e tenendo un approccio «difensivo». Se nella seconda metà o nell’ultimo terzo del percorso si hanno ancora energie a disposizione, si può aumentare ulteriormente il ritmo, senza impazzire per colpa dei «professionisti» che iniziano a superare gli altri fin dalle prime curve.

La strada fino in vetta è lunga: esistono strategie mentali per arrivare con certezza all’obiettivo finale?

Come già detto: meglio una partenza lenta che un eccesso di entusiasmo. In altre parole, scegliere un ritmo tale da consentire di intrattenersi con eventuali compagni di viaggio: dato che non si sta affrontando una competizione, tanto vale godersi anche il paesaggio. O pensare a qualcosa di piacevole. Può sembrare un po’ semplicistico, ma è proprio così: i pensieri positivi mantengono alta la motivazione e fanno passare il tempo più in fretta. E anche prevedere una pausa ogni tanto non è certo un’onta.

E poi, finalmente, si arriva al traguardo. La discesa a valle a questo punto sarà uno scherzo, no?

Io non la vedo così: è proprio quando si è esausti che cala anche la concentrazione. Nell’euforia iniziale di esser giunti in cima al valico o sulla vetta della montagna, molti sopravvalutano le proprie capacità. Ma ciò che vale per l’ascesa, resta invariato anche per la discesa a valle: meglio partire lentamente e approcciare con calma il terreno o le curve del percorso. In conclusione: chi desidera diventare un esperto delle strade di montagna non deve partire a tutto gas, ma aumentare gradualmente il livello di difficoltà.

di Flavian Cajacob


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