Chiudi

Vuoi vivere più sano?

Una buona programmazione per mantenere i propositi

Quasi una persona su due formula un proposito per il nuovo anno. Come mai questo periodo ci sembra il momento migliore per porci nuovi obiettivi? E cosa occorre considerare per consentirci di raggiungerli realmente?

Stanno a Capodanno come l’albero al Natale: stiamo parlando dei buoni propositi. Gli psicologi parlano in proposito di «fresh start effect», un’espressione per descrivere il fenomeno secondo cui l’inizio di una nuova unità temporale viene spesso associato al desiderio di modifica del proprio comportamento. Questo almeno è quanto emerge da un’analisi del motore di ricerca Google: sempre, prima dell’inizio di una nuova settimana, mese o anche anno, parole chiave come «dieta» o «palestra» ricorrono più del solito.

Immaginare - ma anche pianificare - un futuro roseo

«L’inizio di un nuovo anno segna uno spartiacque: funge da orientamento e, contemporaneamente, crea una distanza temporale. Il nuovo anno appare molto lontano e così ci sembra più facile intraprendere un’impresa ardua», spiega Marie Hennecke, prima assistente presso l’Istituto di psicologia dell’Università di Zurigo. L’esperta di psicologia motivazionale mette tuttavia in guardia contro le insidie che si celano dietro la distanza temporale: «Proprio perché il traguardo ci sembra tanto lontano, spesso dimentichiamo di pensare alla strategia per raggiungere il nostro obiettivo. In questa fase, tendiamo a bearci semplicemente nella prospettiva di un futuro roseo; e così capita di immaginarsi come sarebbe se fossimo più magri o più sportivi.» (Continua a leggere qui di seguito...)

Quali sono i tuoi buoni propositi per il 2019?

Torna alla valutazione
Torna alla domanda

Quali sono i tuoi buoni propositi per il 2019? ( Partecipante)

%
%
%
%
%

Ma questo sognare a occhi aperti rischia di agire come una ricompensa anticipata, distogliendoci dal comportamento a cui miravamo. «Molto meglio sarebbe imparare a confrontarsi con eventuali ostacoli lungo il cammino verso il proprio obiettivo ed elaborare una strategia pianificata su come superarli.» Veronika Brandstätter, professoressa di psicologia generale con specializzazione in psicologia motivazionale presso l’Università di Zurigo, spiega come procedere.

Alcuni ricercatori britannici hanno dimostrato che l’88 percento dei nostri propositi non viene mantenuto. Cos’è che va storto?

Perlopiù, il fallimento è già insito nella stessa formulazione: molti si prefiggono obiettivi troppo astratti, come ad esempio stressarsi di meno, ritagliarsi più tempo da dedicare alla famiglia o fare più sport.

In che modo si può migliorare?

La formulazione deve essere già in grado di rispondere agli interrogativi «come», «dove» e «quando», ad esempio, scendendo tre fermate prima dal tram sulla via per il luogo di lavoro, in modo da camminare ogni mattina per 15 minuti: in questo modo, l’obiettivo risulta più definito e quindi anche più facilmente verificabile. (Continua a leggere qui di seguito...)

Più informazioni sul tema Propositi e motivazione

Veronika Brandstaetter
Veronika Brandstätter

Professoressa di psicologia generale con specializzazione in psicologia motivazionale presso l’Università di Zurigo.

E se malgrado tutto non funziona?

Può anche darsi che ci sia posti un obiettivo troppo ambizioso e irrealistico - un pantofolaio non riuscirà mai a fare jogging tre volte a settimana. Un altro aspetto importante è l’attrattiva del proposito: se fare jogging è motivo di stress, meglio optare per un’altra attività o integrare il movimento fisico nella propria routine quotidiana.

Ponendosi obiettivi concreti, realistici e allettanti è più facile realizzare i propri propositi?

Non del tutto. Anche se alcuni studi dimostrano che la percentuale di successi in tal caso si raddoppia, si possono comunque incontrare ostacoli lungo il percorso con potenziale rischio di fallimento.

E se di sera la stanchezza si fa sentire e preferisco stendermi sul divano?

È buona cosa riconoscere fin da subito le potenziali difficoltà lungo il cammino, in modo da prepararsi mentalmente ad affrontarle. Ad esempio, dicendosi: appena arrivo a casa, mi cambio e riparto subito. Oppure: se piove e non me la sento di uscire, posso fare esercizi di yoga sul tappetino. Alcuni studi dimostrano che questo tipo di auto-affermazioni risulta molto efficace.

E se invece, malgrado ogni sforzo, si finisce comunque sul divano?

Può anche verificarsi un fallimento in virtù del principio «o tutto o niente»; il classico esempio è il proposito di rinunciare ai dolcetti: se ciononostante si cede alla tentazione, si finisce per divorare l’intero pacchetto. Bisogna essere consapevoli del rischio di insuccesso, che tuttavia non deve demotivare dal proprio obiettivo.

Di rado funziona al primo colpo
  • Il 40 percento dei tedeschi, secondo uno studio dell’istituto Forsa, esprime buoni propositi a inizio anno.
  • Il 62 percento si ripromette di evitare e/o eliminare lo stress. Oppure anche di trascorrere più tempo con la famiglia e gli amici o di fare più sport e attività fisica.
  • L’88 percento tuttavia non riesce nei propri intenti, come dimostra uno studio britannico.

Fonti: Forsa 2016, «Spiegel»

Detto così, sembra facile...

Il segreto è considerare il fallimento come un’opportunità per trarne una lezione, domandandosi: perché non ha funzionato? Come avrei potuto agire diversamente? Ad esempio, potrebbe capitare di scoprire che i contatti sociali possono rivelarsi fattori motivazionali e spingere così alla ricerca di un compagno di jogging. Oppure ammettere semplicemente: ok, il jogging non fa per me, ma magari potrei provare con la palestra andandoci direttamente dal luogo di lavoro senza passare da casa, in modo da evitare la tentazione del divano.

Lei, in qualità di esperta, riesce sempre a realizzare i suoi propositi?

In tanti ambiti sono davvero disciplinata, ma ad esempio faccio molta fatica a fare movimento regolarmente: la prova che non si finisce mai d’imparare!

di Andrea Freiermuth,

pubblicato il 10.12.2018


Potrebbe interessarti anche: