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A piedi lungo le rogge

Sui pendii al di sopra di Visp, gli storici canali d'irrigazione bagnano da diverse centinaia di anni i campi degli agricoltori. Questo tradizionale sistema d'irrigazione, preservato molto bene e curato con passione, caratterizza tutta una regione che in primavera ha ricevuto il premio «Paesaggio dell'anno», cofinanziato dalla Migros.


Nel villaggio di Ausserberg, al di sopra di Visp, si ha l'impressione di trovarsi in un altro mondo. Mentre a valle i treni sfrecciano nel tunnel di base del Sempione, il cantiere dell'autostrada avanza a grandi passi e la zona industriale funge ormai da motore per l'economia di un'intera regione, a monte, nel villaggio con le sue vecchie baite e le case con i tetti in ardesia, il tempo sembra essersi fermato.

«Amiamo le nostre tradizioni», spiega il sindaco e presidente del patriziato Theo Schmid. La località con i suoi circa 700 abitanti conta oltre venti associazioni locali che coltivano gli usi e costumi con tanto rispetto ed energia.

Le rogge: una rete di canali d'irrigazione

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Naturalmente gli oltre 20 chilometri di rogge, vecchie più di 600 anni, richiedono una manutenzione particolare.

Foto: Dominic Steinmann

Non stupisce quindi che la rete delle «rogge» – gli storici canali d'irrigazione sparsi in tutto il territorio comunale – venga curata con particolare attenzione. Ciò ha spinto la Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio (FP) a conferire ai comuni di Ausserberg, Baltschieder, Eggerberg e Naters nonché ai consorzi delle rogge e alle autorità cantonali il premio «Paesaggio dell'anno», cofinanziato dalla Migros.

«Nell'Alto Vallese le rogge non vengono conservate per scopi turistici come forse accade in altre regioni del cantone», spiega Theo Schmid. «Qui svolgono ancora il loro compito originario, ovvero irrigare i terreni degli agricoltori. Le rogge sono il nostro DNA.» E questo DNA caratterizza un'intera regione. Infatti senza il sistema d'irrigazione questa regione dal clima secco e soleggiato sarebbe un paesaggio delle steppe. Ma non è così: prati fioriti, boschi fitti e cespugli folti che offrono un habitat per tanti animali selvatici si estendono tra la valle e la zona alpina. Questo grazie all'acqua dello scioglimento delle nevi in primavera e dello scioglimento del ghiacciaio di Baltschieder in estate e in autunno. 

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«Acqua santa»

«Le rogge non sono completamente stagne», spiega Schmid. «Un po' d'acqua fuoriesce anche al di fuori delle zone agricole. Il risultato è una ricca vegetazione che con le sue radici stabilizza il pendio. Per tutti questi motivi la definiamo spesso acqua santa.» Naturalmente gli oltre 20 chilometri di rogge, vecchie più di 600 anni, richiedono una manutenzione particolare.

«Da aprile a novembre, un impiegato comunale se ne occupa due giorni alla settimana. Elimina foglie e rami che ostruiscono alcuni passaggi stretti e pulisce il sentiero pedestre che costeggia le rogge.» In primavera si effettuano sempre grandi azioni di pulizia prima che l'acqua scorra di nuovo nei canali di pietra e nelle canalette di legno (lunghi tronchi scavati).

Vi partecipano soprattutto gli anziani. «In questi due o tre giorni sbrighiamo i lavori più importanti come per esempio il rafforzamento di un passaggio o la sostituzione di una delle travi fissate nella roccia che sostengono la roggia. I pensionati che vivono nel comune sono di grande aiuto poiché possono tramandare le loro conoscenze ai più giovani. Oltre allo scambio tecnico, c'è anche un lato sociale da non sottovalutare in questi momenti, che la sera assumono un carattere festoso quando si prende un aperitivo o si mangia insieme.»

Premio «Paesaggio dell'anno»

Theo Schmid è fiero del conferimento del premio «Paesaggio dell'anno». «Naturalmente questo premio è un onore per noi. Ma soprattutto è una conferma della nostra politica di manutenzione delle rogge e uno stimolo a continuare a investirvi tempo e denaro benché ogni anno gravino per 70'000 franchi sul nostro budget.»

Dalla fine della Seconda guerra mondiale la gestione dei canali spetta ai comuni. «In passato le rogge di Ausserberg erano di proprietà di diverse famiglie. Chi desiderava avere dell'acqua per i campi doveva aiutare nella manutenzione oppure pagare un compenso sotto forma di fieno o carne», spiega Theo Schmid. Oggi questo liquido prezioso è gratuito, ma il sistema di distribuzione è tuttora in vigore. In base a regole ben definite, ogni contadino ha diritto a una quantità d'acqua proporzionale alla superficie dei suoi terreni.

Regula Leutenegger, che incontriamo alla roggia di Niwärch, è una delle agricoltrici che beneficia di questo venerando sistema d'irrigazione. «Quando nel 2014 ho rilevato l'azienda, il vecchio proprietario ha dovuto spiegarmi come irrigare regolarmente i campi», ricorda l'agricoltrice originaria di Berna. «Questa è una tecnica che non si impara durante l'apprendistato professionale.»

L'acqua viene ripartita fra gli agricoltori

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Senza il sistema d'irrigazione questa regione dal clima secco e soleggiato sarebbe un paesaggio delle steppe.

Foto: Dominic Steinmann

Quando è il turno di Regula Leutenegger, ovvero quattro ore ogni due settimane, la giovane agricoltrice blocca la roggia con una grande pietra di ardesia. Il canale si riempie così fino a strabordare. «Con un attrezzo specifico scavo innanzitutto delle scanalature principali», spiega mostrando una sorta di lunga zappa. «Faccio la stessa cosa più in basso, dove scavo piccoli canaletti secondari per un'irrigazione ancora più precisa.» Così l'acqua scorre su tutto il terreno trasformando i prati in un verde ancora più lussureggiante. Qui pascolano mucche, capre e addirittura zebù nani, animali che non hanno problemi ad affrontare i frequenti periodi di gran caldo dell'Alto Vallese. 

«Per gli agricoltori l'irrigazione tradizionale con le rogge è dispendiosa in termini di tempo», spiega l'agricoltrice biologica. «Bisogna essere pronti quando arriva l'acqua, altrimenti tocca al prossimo. Per i campi in basso utilizzo anche degli irrigatori automatici. È molto più pratico. Tuttavia ritengo importante mantenere questo vecchio sistema. Soprattutto nelle zone alte del comune è impossibile installare un sistema automatizzato perché  i pendii sono troppo ripidi.»

(Continuazione in basso...)

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Alimentate dall'acqua di ghiacciaio

Resta solo da chiedersi per quanto tempo questo sistema d'irrigazione tradizionale funzionerà ancora. «Tra 50 anni circa le rogge non saranno più alimentate dall'acqua di ghiacciaio bensì solo dall'acqua di disgelo», predice Theo Schmid. «Sarà necessario realizzare serbatoi per immagazzinare l'acqua. Un compito per le generazioni future.»

Nel frattempo le rogge delle montagne vallesane, proprio come i canali d'irrigazione in Argovia e in altri paesi europei come i Paesi Bassi, il Belgio e l'Italia, potrebbero essere iscritte nel patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. «L'anno prossimo si intende presentare una domanda comune e le probabilità di successo sono grandi», afferma il sindaco. Un riconoscimento internazionale del genere motiverebbe sicuramente giovani e meno giovani a portare avanti la tradizione delle rogge d'irrigazione in Vallese ancora per molto tempo.

A piedi lungo le rogge

Poco lontano la classica escursione sulla rampa sud del Lötschberg tra Hohtenn e Briga attira ogni anno quasi 20'000 amanti della montagna. Meno conosciuto è il sentiero circolare che inizia ad Ausserberg e si snoda lungo le tre rogge di Niwärch, Gorperi e Undra inoltrandosi nella spettacolare valle di Baltschieder lontano dalle folle di escursionisti.

Con una lunghezza di 15 chilometri e un dislivello di 580 metri, il percorso è tuttavia impegnativo. Per questo sentiero escursionistico si raccomanda pertanto di indossare scarponi robusti. Inoltre alcuni passaggi sono davvero pericolosi: il sentiero lungo la roggia di Niwärch conduce per esempio sopra travi di legno fissate nella roccia ad altezze vertiginose. Le famiglie e le persone che soffrono di vertigini possono però evitare questo passaggio scegliendo di attraversare un tunnel scavato nella montagna. Per questa variante si raccomanda vivamente l'utilizzo di una torcia.

Per saperne di più: valais.ch

di Pierre Wuthrich,

pubblicato in data 06.08.2020


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