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Chilometri e chilometri tra i castagni

Autunno e Ticino - un accostamento di cui fanno immancabilmente parte anche i castagni. Il «Sentiero del Castagno» offre una vista spettacolare dei castagneti e degli incantevoli villaggi della zona.

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Una camminata di cinque ore buone - su un percorso di lieve difficoltà - attraverso il morbido paesaggio collinare dell’Alto Malcantone in un suggestivo panorama dominato dai castagni. Il sentiero, ben segnalato, si snoda per circa 15 km di lunghezza a un’altitudine di 800 metri dal villaggio di Arosio (raggiungibile in mezz’ora di tragitto sulla S10, che parte dalla stazione di Lugano e arriva fino a Lamone-Cadempino, con cambio per l’autobus 423 in direzione Miglieglia) attraverso i villaggi di Mugena, Vezio, Fescoggia e Breno. Si possono comunque percorrere tratti parziali da qualunque località.

Castagne a pranzo e cena

Per secoli le castagne sono state la principale fonte di sostentamento della regione, adagiata tra il Lago di Lugano e il Monte Lema. Fino a Novecento inoltrato era tutt’altro che raro ritrovare questo prezioso frutto sulla tavola della popolazione locale, sia a pranzo che a cena. Secondo un calcolo approssimativo, un albero di castagno, con i suoi 200 kg di frutti, sarebbe in grado di sfamare una persona per l’intera stagione invernale.

Lunga vita alle castagne!

Sebbene nel frattempo abbiano perso importanza come principale fonte di sostentamento, le castagne, con il loro gusto dolciastro dal delicato sapore nocciolato, ancora oggi trovano ampio spazio nella cucina locale, soprattutto per quanto riguarda le specialità tipiche. Infatti, tra le «Delikatessen» locali troviamo birra, miele, gelato o farina, tutti rigorosamente a base di castagne. Con l’Associazione dei Castanicoltori, o con la creazione di un vasto inventario, nel cantone si sta cercando di dare vita a una serie di iniziative mirate per evitare che le castagne, e tutto il loro corollario culturale, vadano a finire nel dimenticatoio.

Pillole di conoscenza sul frutto

Otto stazioni didattiche disseminate lungo il «Sentiero del Castagno» hanno il compito di fornire informazioni in merito alla coltivazione delle castagne nell’Alto Malcantone. Qualche breve cenno sulla lavorazione e sull’utilizzo della legna e dei frutti nelle epoche passate: le castagne venivano essiccate facendole arrostire a fuoco basso, affinché si potessero conservare per diversi mesi. Il metato tra Mugena e Vezio è un’ulteriore importante testimonianza di quest’antica usanza. Le foglie essiccate degli alberi di castagno trovavano impiego inoltre come foraggio per il bestiame, mentre il tronco e i rami dell’albero venivano utilizzati come legna da ardere o materiali da costruzione.

Alberi nodosi e un panorama mozzafiato

Passando per pittoreschi villaggi, intervallati da corsi d’acqua, ci si ritrova immersi nei boschi di castagni. Queste secolari distese di castagni ancora oggi sono oggetto di grande cura e attenzione. Ma è soprattutto d’autunno che la magia di questo paesaggio si sprigiona in tutta la sua maestosità, con le felci marroni-dorate e i tronchi nodosi che trasformano la vallata in un romantico anfiteatro naturale. Un panorama unico per la sua bellezza che si può ammirare lungo tutto il «Sentiero del Castagno», su cui si affacciano deliziosi villaggi, fino alla catena dei Gradiccioli e, ancora più in alto, fin sul Monte Rosa. Un particolare che farà felici i più golosi di «marroni»: è consentito raccogliere da terra le castagne cadute dagli alberi. Raccoglierle a mano, invece, è decisamente sconsigliato!

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Emozioni da capogiro: Curzutt e il ponte tibetano «Carasc»

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Pubblicato il 07.09.2017,

di Flavian Cajacob


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