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Meditazione contro rimuginamenti e paure

Chi si arrovella costantemente entra in fretta in una spirale negativa che conduce a stati d’animo depressivi. La meditazione in questi casi può fare miracoli.

Se solo avessi detto questa cosa, l’ultima riunione non avrebbe preso la piega sbagliata! Questa settimana dovrei andare da mia madre... ma ho ancora un sacco di lavoro da fare! Capita anche a te di rimuginare in questo modo al mattino, ben prima che suoni la sveglia, o la sera prima di andare a dormire?

Non pensare a nulla è faticoso

Non pensare a nulla, stare completamente nel presente: una delle sfide più complicate per il nostro cervello, che l’evoluzione ha addestrato a valutare in ogni momento eventuali pericoli grazie all’amigdala.

Insieme all’ippocampo (incaricato tra le altre cose di identificare i pericoli), l’amigdala può essere considerata una sorta di campanello di allarme che analizza continuamente ogni situazione e a fronte di un possibile rischio attiva le aree cerebrali che, in caso di pericolo di morte, provocano il rilascio di ormoni come l’adrenalina. Per risparmiare tempo prezioso in casi di emergenza ed essere in grado di reagire immediatamente e in maniera adeguata, l’amigdala scavalca momentaneamente la corteccia prefrontale che classifica le nostre impressioni ed è responsabile di intelletto e controllo.

Anche se nella nostra quotidianità ci troviamo raramente in situazioni che rappresentano un rischio mortale, il nostro ippocampo e con esso l’amigdala sono sempre ricettivi e si attivano anche nelle situazioni prive di pericolo, specialmente quando siamo stressati. Questa sopravvalutazione delle influenze negative porta a un «negativity bias», ovvero a essere molto più sensibili agli aspetti negativi rispetto a quelli positivi di ciò che ci circonda. Per secoli questa distorsione della realtà è stata una misura salvavita, ma oggi può causare arrovellamenti se non addirittura stati d’animo depressivi.

Il cervello si adatta

«Ciò che accade nel cervello cambia la mente», afferma il neuroscienziato Rick Hanson. Per fortuna non siamo lasciati impotenti in balia di questo processo: anche la mente può influenzare e modificare direttamente il cervello, per esempio attraverso la meditazione. È stato dimostrato che la corteccia prefrontale delle persone che praticano regolarmente la meditazione presenta una maggior irrorazione sanguigna. Il nostro cervello coglie i segnali di pericolo che invia l’amigdala, ma è anche in grado di valutare rapidamente in maniera razionale e di far cessare l’allarme senza che venga rilasciata una grande dose di ormoni dello stress.

Meditazione e jogging: l’accoppiata perfetta

Basandosi sull’ipotesi secondo cui l’ippocampo produrrebbe un numero inferiore di nuovi neuroni nelle persone con stati d’animo depressivi, il ricercatore Brandon Alderman ha elaborato un’interessante teoria: anche se produciamo neuroni nuovi fino in età avanzata, specialmente attraverso regolari attività sportive come la corsa, in caso di inutilizzo questi degenerano rapidamente. Il rafforzamento della corteccia prefrontale durante la meditazione favorisce la nascita dei nuovi neuroni e aiuta a conservarli. Per questo motivo non stupisce che i partecipanti al test che hanno praticato tre sessioni di meditazione di 30 minuti alla settimana seguite da altri 30 minuti di jogging si sono sentiti molto meglio dopo soli tre mesi.*

* La meditazione non sostituisce un trattamento professionale degli stati di ansia e depressione grave e in presenza di sintomi gravi non dovrebbe essere svolta senza un’assistenza specialistica.

di Géraldine Merz


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