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Daniela Walser
Daniela Walser

Psicologa del lavoro ed esperta in materia di stress

Cerchi di definire che cosa la fa maggiormente soffrire. Da una parte nelle attività: per es. carichi di lavoro eccessivi, ambiti di responsabilità troppo estesi, tempi serrati, collaborazione con i colleghi ecc.; dall'altra in relazione al suo superiore: per es. comunicazione non chiara, troppa pressione, scarso apprezzamento, richieste contraddittorie ecc. Prenda nota di tutti i punti e li ponderi per priorità. Cerchi di condurre il colloquio con il suo superiore nel modo più oggettivo possibile e comunichi dalla prospettiva dell'io, cioè non aggredendo ma riferendo soltanto come lei si sente e che effetti hanno su di lei i comportamenti dell'altra parte. Cerchi preventivamente di prendere nota di quel che lei desidera dal suo superiore e glielo comunichi. Se andrà al colloquio avendo preparato questi aspetti e dimostrerà il suo impegno, il suo superiore lo appezzerà di certo.

Marc Stoll
Marc Stoll

Stress Coach

Questa è una domanda importante, soprattutto in vista del periodo natalizio. Presumibilmente non si potrà fare a meno di parlarne direttamente piuttosto che andare avanti abbozzando sempre. La cosa migliore è che ad affrontare il discorso sia una persona della famiglia che ha ancora un buon rapporto con l'elemento «difficile». Comunque non davanti all'intera famiglia ma a quattr'occhi. Nell'occasione si dice a questa persona cosa precisamente disturba e cosa si vorrebbe. In maniera il più possibile concreta e senza rimproveri. Presumibilmente questo colloquio non sarà facile e la persona interessata lo interpreterà come offensivo. D'altra parte potrà forse servirsene per cambiare i propri comportamenti.

Marc Stoll
Marc Stoll

Stress Coach

La cosa è più semplice se il suo superiore (ed eventualmente i suoi collaboratori) è informato della sua malattia. Si può allora all'evenienza concordare col "superiore" una parola in codice. Quando la utilizza, il suo capo sa che per lei è veramente troppo e che lei ha immediatamente bisogno di una pausa o di staccare un po' (per es. andando a prendere una boccata d'aria, fermandosi per respirare profondamente ecc.) oppure di un colloquio. Così non occorre dover dar sempre spiegazioni. Del resto questi accorgimenti sono utili a lungo termine anche per l'azienda. È meglio che lei si assenti brevemente piuttosto che non mollare sul momento per poi doversi rimettere in malattia per più giorni.

Evelyne Neurauter
Med. dipl. Evelyne Neurauter

Specialista in medicina interna generale

Effettivamente l'aceto è uno dei tanti rimedi casalinghi per alleviare i sintomi di una puntura d'ape, quali l'arrossamento, il prurito, il gonfiore o il dolore. Sia l'aceto che il bicarbonato di sodio sono in grado di neutralizzare il veleno delle api. A questo scopo, diluisci un cucchiaino di aceto in un bicchiere di acqua del rubinetto. Versa un po' di questa soluzione su una rondella d'ovatta e tampona la puntura. Puoi anche collocare una compressa imbevuta d'aceto sulla puntura e fissarla con una benda asciutta.
 

Fabienne Meier
Fabienne Meier

Responsabile terapie presso il centro Medbase di Zugo, fisioterapista sportiva, terapista Dry Needling DGSA

Ritengo che nel caso di dolori al tendine di Achille sia importante coinvolgere tutte le strutture. È bene eseguire uno stretching delle strutture miofasciali, curando però anche la mobilità dell’articolazione tibio-tarsale e rafforzando la muscolatura, in modo da migliorare la resistenza dei tendini alle sollecitazioni.

Per aumentare la mobilità dell’articolazione tibio-tarsale, collocarsi in posizione di affondo davanti a una parete, tenendo in avanti il piede interessato. La distanza è ridotta in modo tale che muovendo il ginocchio verso la parete, il tallone resta a terra. Il ginocchio è teso verso il mignolo del piede. Ripetere questo esercizio ogni giorno per 10 volte, in modo da rendere più mobile l’articolazione. 

Per non restare nell’ambito delle strutture passive, all’esercizio di stretching del polpaccio praticato sul bordo di uno scalino può essere aggiunto anche il sollevamento sulle punte dei piedi, includendo così anche un esercizio della forza. Il grado di difficoltà può essere aumentato passando dall’esercizio di sollevamento dei polpacci su due gambe a quello su una gamba sola.  
Può essere necessario ripetere ogni giorno 2-3 serie di questo esercizio per 20-30 volte. 
Non limitarsi allo stretching locale, ma coinvolgere anche la pianta dei piedi, massaggiandola, per esempio, con l’aiuto di una pallina da tennis. La pressione può essere modificata, scegliendo la posizione seduta o in piedi. L’ideale è praticare questi esercizi prima e dopo l’allenamento oppure ogni giorno, a seconda delle esigenze. 

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