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16 domande importanti sull’alcol

Il pancione è davvero dovuto alla birra? Come mai ci viene il mal di testa da sbornia? Gli esperti rispondono a 16 domande sull’alcol che avreste sempre voluto porre.

L’alcol ha una densità minore e quindi, a parità  di volume, è più leggero dell’acqua. Un millimetro di acqua pesa un grammo, mentre un millimetro di alcol pesa circa 0,8 grammi. I produttori dichiarano il grado alcolico delle bevande con la percentuale in volume. In un decilitro di birra con percentuale in volume di 5 non vi sono quindi cinque grammi di alcol, ma solo quattro (5 x 0,8); un decilitro di vino con una percentuale in volume di 15 contiene dodici grammi di alcol e non 15.

Sulle confezioni di praticamente tutti i generi alimentari è indicata la quantità di grassi, zucchero e proteine presenti nel prodotto. Viene fornito anche l’intero contenuto calorico, come avviene anche per le bevande zuccherate e i succhi di frutta. Il che non succede per gli alcolici. Una birra di frumento contiene una quantità maggiore di carboidrati rispetto a una pilsener? Uno spumante dolce più di uno secco? Probabilmente sì. E cosa c’è oltre all’alcol in liquore all’uovo, in un cocktail preconfezionato o in un long drink a base di alcol e bevande frizzanti? Non lo sappiamo, perché i produttori non sono tenuti per legge a fornire questa dichiarazione.

L’alcol si distribuisce nei tessuti ad alto contenuto di acqua come quelli muscolari – e non in quelli adiposi. Gli uomini hanno «per costituzione» una maggiore massa muscolare, mentre nelle donne, generalmente, è maggiore la percentuale di tessuto adiposo. Nelle donne, l’alcol si distribuisce su una minore superfice di tessuti e, a parità di peso e di quantità di alcol ingerito, raggiungono più velocemente tassi  alcolemici più alti degli uomini. La differenza è ancora maggiore se si pensa che gli uomini generalmente pesano più delle donne. Negli uomini il metabolismo acolico avviene già nello stomaco e anche il processo metabolico nel fegato è più efficiente rispetto a quello delle donne grazie a un «miglior effetto training». 

L’etanolo viene metabolizzato principalmente da due enzimi, uno dei quali è sempre attivo in modo costante, mentre l’altro deve essere «allenato». L’enzima denominato MEOS viene prodotto in maggiore quantità in relazione al consumo regolare di alcol. Ciò però non avviene per tutte le razze. Nella maggior parte dei popoli asiatici manca l’enzima MEOS o è molto difficile da «allenare». Questo spiega perché alcuni cinesi o giapponesi dopo un bicchiere di vino sono alticci come gli europei dopo aver bevuto una bottiglia. 

Alcuni forti bevitori guidano autocarri anche se, in teoria, dovrebbero essere già morti o almeno privi di senso. Un tasso alcolico di 5 o maggiore nel sangue è generalmente un rischio mortale poiché una tale percentuale di alcol paralizza il centro respiratorio del cervello. Un essere umano è in grado di tollerarlo solo perché il corpo s abitua a tali quantità di alcol. Anche il cervello «impara» a convivere con gli effetti dell’alcol. Un ulteriore effetto di assuefazione è dato dalla cosiddetta «induzione enzimatica»: in presenza di di un consumo regolare di alcol, il fegato produce una maggiore quantità di enzima che metabolizza l’alcol. I bevitori abituali sono pertanto in grado di abbassare il loro tasso alcolico più velocemente di quelli occasionali.

Il tasso alcolico nel sangue scende di 0,1 o 0,2 per ora, in base all’età, al sesso, alla costituzione genetica e a quanto una persona è abituata a bere. Chi si è procurato un tasso di uno per mille, ha bisogno di un periodo da cinque a dieci ore per liberare completamente il suo sangue dall’alcol. 

Sì. In età avanzata diminuisce la capacità del corpo di metabolizzare l’alcol. L’alcol ha maggiore difficoltà a distribuirsi nel corpo, perché con l’età aumenta la percentuale di tessuto adiposo. Le persone anziane raggiungono quindi più velocemente dei giovani tassi alcolemici elevati, a parità di quantità di alcol consumato. Inoltre, spesso gli anziani assumono medicine che, mescolate all’alcol, possono diventare cocktail pericolosi, con possibili conseguenze negative dalle quali è difficile riprendersi.

Non esiste un consumo che non sia dannoso. Statisticamente, per alcuni tipi di cancro, il rischio aumenta già a partire da un bicchiere di vino o di birra al giorno. Anche il consumo abituale aumenta il rischio di incidenti tra le pareti domestiche, per o lungo la strada. 

Esistono comportamenti più o meno sani correlati al bere. Gli abitanti dei Paesi mediterranei sono soliti bere uno o due bicchieri di vino durante i pasti. Generalmente, per tradizione, prediligono il vino rosso alla birra o ai superalcolici. Il modello comportamentale mediterraneo è meglio tollerabile dal corpo. A causa del consumo regolare e moderato, il corpo produce enzimi in grado di rendere innocuo l’alcol in modo più veloce ed efficiente. Contemporaneamente, si verificano alterazioni del sangue che possono  ridurre il rischio di alcune malattie cardiocircolatorie. Chi invece, durante un sabato sera, assume la stessa quantità di alcol che un abitante della zona mediterranea beve nel giro di una settimana mette maggiormente a rischio la propria vita. Il corpo viene sottoposto a un carico molto maggiore, aumenta il rischio di incidenti e assuefazione e mancano del tutto eventuali positivi effetti sulla salute, che non vengono compensati nemmeno da una prolungata pausa dall’alcol.

È possibile farlo cercando di ridurre al massimo altri rischi per la salute e di condurre una vita sana. Un’alimentazione ricca di frutta, noci e verdure, come pure di prodotti integrali, ma povera di carni rosse comporta un rischio minore di ammalarsi di cancro. Questo tipo di alimentazione può compensare in parte i rischi derivanti dal consumo di alcol. Studi recenti indicano che chi beve regolarmente caffè si ammala più raramente di cirrosi epatica e cancro al fegato rispetto a chi non si concede spesso questa bevanda. Di tali patologie del fegato soffrono spesso i consumatori di alcol. La combinazione di consumo di alcol e di caffè può quindi avere un senso dal punto di vista della salute del fegato. Per mantenere al minimo i rischi, chi beve vino e birra dovrebbe tenere sotto controllo il proprio peso e soprattutto non fumare. Chi fuma e inoltre beve aumenta molto il rischio di ammalarsi di cancro.

Molti uomini indulgono nel consumo di birra e tendono anche a metter su pancia. Ma è vero che «la birra è la causa della pancia»? Effettivamente l’alcol contiene calorie in quantità. Questo non significa automaticamente che renda obesi, perché il corpo lo brucia facilmente. Inoltre, l’alcol dilata i vasi dell’epidermide con conseguente perdita di energia sotto forma di calore. Anche la trasformazione di alcol in grassi è poco efficiente. Vi sono studi che dimostrano come donne che bevono fino a due bicchieri di vino al giorno pesano meno di donne astinenti. L’alcol ha però un influsso sul comportamento alimentare, poiché abbassa il livello della glicemia del sangue stimolando l’appetito. Le bevande alcoliche inducono a mangiare di più e in modo diverso. La birra e il vino, in concomitanza con un pasto molto calorico, contribuiscono quindi probabilmente alla formazione della figura a mela. La pancia da birra dovrebbe quindi piuttosto chiamarsi pancia da patatine-salsiccia-birra.

Non è così facile da spiegare. Probabilmente si tratta di una combinazione di diversi effetti prodotti dall’alcol sul corpo. Fra questi vi sono reazioni infiammatorie, disidratazione e un mutamento del metabolismo acido-basico ed elettrolitico. Dal metabolismo dell’alcol vengono prodotte sostanze invecchianti. Particolarmente problematiche sono quelle sostanze che si generano quando il fegato metabolizza alcoli superiori, fra cui il metanolo, che in grandi quantità porta alla cecità o addirittura alla morte. Il metanolo si genera particolarmente durante il processo di distillazione in cui si utilizza della frutta. Gli alcoli superiori vengono generati anche durante i processi di fermentazione. La birra di grano ne contiene in quantità maggiore rispetto a una birra lager, il vino rosso un po’ di più rispetto al vino bianco o al prosecco. 

Alcuni bevono una birra contro il mal di testa il giorno dopo. Il che non è poi un’idea così cattiva. L’etanolo «reprime» infatti il metabolismo degli alcoli superiori, perché viene preferibilmente metabolizzato dal fegato. Si genera quindi una minore quantità di sostanze dalla scomposizione degli alcoli superiori, che sono quelle che provocano il mal di testa e gli altri sintomi. Tutto questo in teoria. Se poi davvero la birra contribuisca a lenire i sintomi della sbornia, non è noto. Altrettanto non provata è l’efficacia di tutti i rimedi e polverine che i relativi produttori promettono per alleviare i postumi della sbornia. Con eccezione, ovviamente, delle pastiglie per il mal di testa.

L’alcol arriva velocemente al cervello, dove influisce su una ghiandola ormonale che produce un ormone che induce i reni a trattenere l’acqua nel corpo. Se beviamo molto alcol, inibiamo nel cervello la produzione di questo "ormone antidiuretico ADH". I reni riassorbono meno acqua nel sangue e ne espellono di più tramite l’urina. Quando beviamo birra, vino o alcolici i reni producono più urina di quanto accada quando beviamo a la stessa quantità di una bibita non alcolica. Maggiore è il contenuto di alcol, tanto maggiore sarà la disidratazione. Questo è uno dei motivi che generano i sintomi post-sbornia e anche dell’arsura dopo una notte di bagordi. I bevitori furbi aggiungono quindi la stessa quantità di acqua a quella degli alcolici assunti.

Chi beve birra, vino o superalcolici può influenzare l’assunzione di alcol nel sangue con la contemporanea o precedente assunzione di cibo. In modo particolare i cibi grassi rallentano l’assorbimento di alcol. I grassi restano a lungo nello stomaco, col risultato che ciò che è stato ingerito passa nell’intestino tenue più lentamente. È lì che avviene la maggior parte dell’assorbimento di alcol e di sostanze nutrienti nel corpo. Non possiamo però influenzare con ciò che beviamo e mangiamo lo smaltimento dell’alcol, nonostante quanto afferma chi produce prodotti a tal fine.

A tal proposito vi sono risultati contrastanti. Alcuni studi indicano che chi beve vino ha un minor rischio di ammalarsi di cancro o soffrire di ipertensione rispetto a chi assume la stessa quantità di alcol sotto forma di birra o superalcolici. Ciò viene attribuito alle sostanze vegetali secondarie presenti nel vino, primo fra tutti il cosiddetto "Resveratrolo". Altre differenze fra le diverse fonti di alcol potrebbero però trovarsi nel più sano comportamento di chi beve vino rispetto a chi consuma birra o superalcolici, fattore di cui lo studio non ha potuto tenere conto in modo sufficiente. Alla luce degli studi attuali, si può piuttosto concludere che è solo, o almeno principalmente, l’alcol la causa delle conseguenze positive o negative per la nostra salute. Vale a dire: il vino probabilmente non è più "sano" della birra.

di Dott. med. David Fäh,

pubblicato il 15.11.2017


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