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Alimentazione intuitiva: le regole più importanti

Mangiare semplicemente quel che ti va? L'alimentazione intuitiva non è affatto così semplicistica. Perché dobbiamo rimparare a mangiare.

Ascoltare il proprio corpo e seguire il naturale senso di fame e di sazietà. Nell'alimentazione intuitiva non si tratta di digiuno o divieti. Mangiamo ciò che ci fa bene. E smettiamo quando ne abbiamo avuto a sufficienza.

Più facile a dirsi che a farsi, purtroppo. Snack appetitosi, pranzi luculliani o leccornie per lo spuntino sono sempre a portata di mano. L'offerta, e con essa la tentazione, sono enormi. E allora mangiamo quando la nostra programmazione sociale scandisce l'ora di pranzo o di cena, quando magari siamo stressati o semplicemente quando ci va. Ma non perché abbiamo fame. Mangiare è più che la mera introduzione di energia per far funzionare il corpo.

Abbiamo assimilato regole di ogni sorta e consultato quantità di guide di diete. Una mole di alimenti è già da tempo archiviata nelle categorie «buono» e «cattivo.» Chi adesso vuole riappropriasi di una libertà, di una curiosità e di un piacere di sperimentare consapevoli, potrebbe lasciarsi ispirare dal concetto di "alimentazione intuitiva".  L'alimentazione intuitiva non è altro che ascoltare ciò che dice lo stomaco e fidarsi delle proprio intuizioni. I bebè e i bambini piccoli sanno farlo. Mangiano quando hanno fame. Gli adulti hanno invece imparato a guidare (e reprimere) il proprio istinto. Per prima cosa dobbiamo allora dimenticare tutto ciò che abbiamo letto nei libri sulle diete.

1. È su questa base che possiamo ricostruire, e nello specifico, dobbiamo rimparare a mangiare

Per quanto possa suonare banale, non è affatto semplice. Perché i bebè sono un buon esempio? Non hanno ancora disabituato il loro naturale senso di fame e di sazietà. Noi dobbiamo invece rimparare a riconoscere i segnali naturali del nostro corpo e a reagirvi. La fame non è il nostro nemico. La fame è il segnale che il nostro corpo ci invia per comunicarci che gli serve qualcosa. Sapersi voler bene stando al passo con i tempi, significa anche saper reagire a questi segnali. Mettere a tacere i brontolii dello stomaco con l'acqua minerale, non è affatto una buona idea. Chi ha fame, deve mangiare.

2. Interpretare correttamente i segnali

Un conto è la teoria, un altro la pratica. In teoria suona molto facile. Ma chi si è basato per molti anni su molte regole alimentari o non ha mai imparato a conoscere la varietà dei gusti degli alimenti naturali, non riesce a passare subito all'alimentazione intuitiva. Il corpo manda dei segnali che dobbiamo interpretare. Nella quotidianità ciò significa considerare attentamente la situazione. Ho voglia di dolci perché mi sento sotto stress? Oppure, mangio il mio pranzo di lavoro perché anche tutti gli altri mangiano un pranzo di lavoro? Chi ha adottato l'alimentazione intuitiva ha imparato ad ascoltare ciò che gli dice lo stomaco e non mangia solo perché un comportamento appreso e consolidato o delle norme sociale gli dicono invece ciò che deve fare. Una buona consapevolezza del proprio corpo è una buona base. Lo yoga, la meditazione o una semplice passeggiata nel bosco possono aiutarci a tornare a conoscere meglio noi stessi.

3. Facciamo dei nostri nemici degli amici

Dopo aver felicemente disimparato quel modo di mangiare a cui ci avevano indottrinato bibbie delle diete e pseudosaperi, abbiamo scoperto questo secondo ambito su cui lavorare. Le diete hanno questo in comune: cercano di darci a intendere che ci sono alimenti «cattivi». Forse ci è sempre sfuggito che ogni dieta demonizza qualcosa di diverso. Di riffa o di raffa, per una il cioccolato è il male assoluto, altre sono pervase dal sacro timore dei succhi di ogni specie. Ma cosa ingenerano in noi gli alimenti «cattivi»? Una coscienza sporca. Ogni dieta dispensa divieti diversi. Ed è per questo importante metterli in discussione. Perché alimentazione intuitiva significa considerare tutti gli alimenti come di pari valore. Questo non vuol dire che dovremmo ingozzarci solo di patatine e cioccolato. Vuol dire soltanto che un comportamento sano e un sano senso della misura sono importanti. Un regime alimentare vario, con prodotti freschi e bilanciato fornisce una buona base. Chi avesse dubbi e incertezze su come praticarlo, può consultare un nutrizionista qualificato.

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4. Le regole inflessibili sono spazzatura

Come adulti subiamo il condizionamento della norma dei tre pasti al giorno. Molte persone però si trovano meglio facendone per esempio cinque più piccoli. Questo significa che anche nella frequenza non c'è un modello taglia unica universale. Ognuno deve trovare per sé quel che gli va bene. È un po' quel che spiega la società tedesca di nutrizione (Deutsche Gesellschaft für Ernährung e. V., DGE), cioè che non ci sono correlazioni tra la frequenza dei pasti e la perdita di peso. Contano piuttosto «cosa» e «quanto» si mangia.

5. Ora l'inizio è chiaro. Ma la fine?

Forse nel frattempo abbiamo imparato a classificare correttamente le varie forme del senso di fame o la voglia di qualcosa di preciso e stiamo progredendo verso un'alimentazione attenta. Quel che però è altrettanto importante è dobbiamo saper riconoscere quando siamo sazi. Anche qui siamo stati condizionati. I più tra gli adulti, quand'erano bambini, si saranno certamente sentiti dire di non lasciare nulla nel piatto oppure che dovevano mangiare ancora qualcosa. È allora importante sapere che no, non bisogna ripulire completamente il piatto se non ce la si fa più a mangiare. È invece sensato semplicemente iniziare con porzioni più piccole ed eventualmente chiederne ancora, se lo si desidera. E no, non è nemmeno una scortesia. Quando si è sazi, si è sazi.

6. Il movimento affina i sensi

Es liegt auf der Hand. Bewegung ist wichtig fürs Wohlbefinden und für die Gesundheit – auch beim intuitiven Essen. Es geht nicht darum, beim Sport so viele Kalorien wie möglich zu verbrennen, sondern vielmehr darum, den Körper bewusster wahrzunehmen.

7. Excursus su sentimenti e stati d'animo

Conviene sempre cercare di capire bene per quale motivo si sta mangiando, non lo si ripeterà mai abbastanza. Certo, è una cosa che succede a tanti. Altrimenti espressioni come «fame nervosa» o «fame da stress» non sarebbero divenute comuni nella lingua d'uso. Stabilire se è il puro piacere di gustarla a spingerci a mangiare una tavoletta di cioccolato oppure se lo facciamo solamente per nervosismo aiuta a mantenere l'equilibrio. Dobbiamo imparare a separare le pulsioni emotive dall'alimentazione. Ed è meglio farsi un giro dell'isolato piuttosto che spazzolarsi per nervosismo un'intera busta di patatine. Perché l'alimentazione intuitiva non è un nuovo programma dietetico. È invece una filosofia della nutrizione che vuole a farci del bene, a una condizione: che noi siamo i primi a volerci davvero bene.

di Bettina Bendiner,

pubblicato in data 22.09.2021

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