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Coronavirus in agguato nell’insalata?

Dove si celano i coronavirus, quanto a lungo resistono su vestiti e mascherine e come proteggersi al meglio.

Per quanto tempo i coronavirus resistono sulle superfici?

I ricercatori lo hanno testato: sul rame, già dopo quattro ore non risultavano più virus attivi, mentre sul cartone rimanevano anche per 24 ore. Ma più a lungo di tutti, i nuovi coronavirus (Sars-CoV-2) sopravvivevano sull’acciaio inox e sulla plastica: su questi materiali, gli scienziati hanno constatato la presenza di virus ancora potenzialmente contagiosi anche dopo tre giorni, laddove le condizioni risultavano favorevoli. Altri tipi di coronavirus possono resistere su vetro, plastica o acciaio addirittura fino a nove giorni. Tuttavia, sono molti gli agenti ambientali che possono contrastarli, primo fra tutti, per esempio, il caldo secco. In secondo luogo, occorre un’elevata concentrazione di virus per scatenare un contagio. In terzo luogo, essi devono giungere in qualche modo dalla superficie alle vie respiratorie. Infine, i coronavirus si possono debellare facilmente con appositi prodotti detergenti e disinfettanti.

Dove si annidano i nuovi coronavirus all’interno delle abitazioni?

Se nessun componente del nucleo familiare è infetto, non si rileveranno nemmeno coronavirus sul posto. Presso gli ospedali che ospitano i malati di Covid-19, gli esperti d’igiene hanno ricercato la presenza di particelle di virus, accertandola, tra l’altro, su mouse del computer, maniglie di porte, secchi dell’immondizia, corrimano e suole delle scarpe. Probabilmente, è proprio attraverso le calzature che i virus erano riusciti a raggiungere anche i locali più remoti; ciò che invece rimane ignoto è l’intervallo di tempo in cui i patogeni restano contagiosi. In genere, una vasta serie di microbi prolifera su tutti gli oggetti che vengono spesso a contatto con le dita, per esempio pulsanti di chiamata degli ascensori o tasti di terminali di pagamento elettronico.

Con che frequenza bisogna disinfettare la casa nel momento in cui un membro della famiglia si infetta?

A tale proposito è disponibile l'apposita scheda informativa della Merkblatt der Deutschen Gesellschaft für Allgemeinmedizin und Familienmedizin und Familienmedizin (Società tedesca di medicina generale e di famiglia). Tutto ciò che il paziente tocca regolarmente dev’essere sottoposto a regolare disinfezione.

I coronavirus possono aderire ai capi d’abbigliamento?

Nel caso del personale sanitario che prestava assistenza ai malati di Covid-19, sono state rilevate particelle di virus sulle maniche dei camici; non è tuttavia certo se tali virus fossero ancora contagiosi o già «prosciugati». Nell’ambito di un esperimento, alcuni scienziati cinesi non hanno rilevano più alcun coronavirus sui tessuti già a partire dal secondo giorno (ad esclusione delle mascherine chirurgiche, dove in alcuni casi si ritrovavano virus ancora contagiosi addirittura dopo sette giorni sul lato esterno). I virus della Sars, imparentati con i virus Sars-CoV-2, rimanevano contagiosi sui tessuti di cotone anche per 48 ore – tuttavia, solo in presenza di una massiccia contaminazione virale. Se il numero di virus era limitato, nel giro di un’ora essi non risultavano più contagiosi. La biancheria dei malati va dunque maneggiata e scossa quanto meno possibile, trasferendola preferibilmente subito in lavatrice o raccogliendola all’interno di un sacco.

I guanti di plastica proteggono da un eventuale contagio?

No, poiché i nuovi coronavirus non sono in grado di penetrare la barriera cutanea. L’importante è che non raggiungano bocca, naso e occhi, e questo può succedere sia con i guanti che a mani nude toccandosi il viso (oppure se, per esempio, si mangia un panino con i guanti o con le mani non lavate). Inoltre, i virus sulla plastica rimangono contagiosi più a lungo che sulla pelle. Indossando sempre guanti di plastica, inoltre, la pelle ne risente.

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Nuovo coronavirus: così ci proteggiamo

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Quali condizioni ambientali contrastano i nuovi coronavirus?

Il caldo secco è mal tollerato da questi virus, in quanto essi si annidano in un «involucro» umido. In presenza di un valore di acidità (pH) inferiore a 3 essi non sopravvivono Nello stomaco vuoto dunque sono spacciati, in quanto i succhi gastrici presentano un valore di pH più basso. Anche i raggi UV sono in grado di distruggere questi virus. Quale temperatura e umidità dell’aria risultino più nocive per i Sars-CoV-2 non è ancora noto; i virus della Sars, parenti stretti dei nuovi coronavirus, sono stati inattivati dopo circa 15 minuti nell’ambito di un esperimento condotto a 56 °C. Per la disinfezione, tuttavia, si consigliano temperature più elevate e intervalli più prolungati.

È possibile infettarsi consumando insalata, verdura o frutta cruda?

A tutt’oggi non sono noti casi di contagio attraverso prodotti alimentari. In teoria, ciò potrebbe risultare plausibile, in quanto i coronavirus bovini, per esempio, possono risultare contagiosi nell’insalata riposta in frigorifero per almeno 14 giorni, e tali virus appartengono alla stessa famiglia dei nuovi coronavirus umani. «Ma la nostra insalata non viene a contatto con feci o saliva infette, e per di più la si lava prima del consumo. In più, aceto e succo di limone utilizzati come condimento prima e succhi gastrici poi, li distruggerebbero», spiega Alfred Metzler, ex Professore di virologia veterinaria di Zurigo, che raccomanda pertanto di adottare gli accorgimenti sempre validi: lavare, pelare e cuocere la verdura – oppure rinunciarvi. E, naturalmente, lavandosi le mani prima della preparazione e del consumo. Seguendo queste indicazioni, si scongiurerà un contagio per via alimentare.

I coronavirus possono trasmettersi attraverso le punture di insetti?

No. Esistono in effetti alcune tipologie di virus e altri agenti patogeni trasmissibili da parte di zanzare e zecche, ma non è il caso dei nuovi coronavirus.

È possibile infettarsi attraverso i propri animali domestici?

Gatti, cani, criceti, furetti, visoni, scimmie, leoni e anche tigri sono già tutti venuti a contatto con i nuovi coronavirus. Anche i conigli sembrano esposti al contagio, mentre maiali, galline e anatre invece no. E, perlomeno nel caso di gatti e furetti, i nuovi coronavirus possono essere trasmessi da un animale all’altro, con reciproco contagio. Alcuni veterinari hanno rilevato tracce dei virus anche nelle feci di un gatto, sebbene non se ne sia appurata la potenziale carica infettiva.

A tutt’oggi, tuttavia, non sono noti casi di proprietari contagiati dal proprio animale domestico. Teoricamente, ciò potrebbe verificarsi solo se, per esempio, una persona malata tossisse nel palmo della mano e poi accarezzasse il proprio animale e, subito dopo, un’altra persona sana toccasse a sua volta quest’ultimo, facendo penetrare in seguito i virus nel cavo orale o nelle vie respiratorie. Tuttavia, la durata della carica infettiva dei virus sul pelo degli animali non è nota. Essi sono stati comunque inattivati attraverso un semplice lavaggio di toelettatura, rassicurano gli esperti dell’Università di Vienna.

I ceppi di coronavirus specifici degli animali, a cui risultano vulnerabili gatti, cani, cavalli, vitelli e maiali, non costituiscono un pericolo per l’uomo. «In linea teorica si può ipotizzare una potenziale insorgenza di virus di nuova generazione qualora un animale venisse infettato contemporaneamente da diversi tipi di coronavirus», spiega Alfred Metzler. L’Ufficio federale della sanità pubblica consiglia pertanto di evitare il contatto con gli animali se si è affetti da Covid-19. Anche l’autorità sanitaria statunitense «CDC» raccomanda di praticare il «social distancing» dagli animali domestici e, laddove non fattibile, il ricorso a protezioni per la bocca.

È possibile infettarsi al passaggio ravvicinato di un soggetto affetto da Covid-19?

Praticamente no, a meno che la persona in questione non tossica, starnutisca o urli proprio in quel preciso momento. Attraverso la respirazione, si emettono in media da 50 a 5000 goccioline, tossendo circa 3000 e starnutendo 30 000. In una persona infetta, queste contengono i virus. Con un colpo di tosse, dunque, possono essere rilasciati nell’ambiente circostante 200 milioni di virus, stima il professore statunitense di biologia Erin Bromage nel suo blog.

Le goccioline più grandi, che contengono anche una maggiore carica virale, cadono rapidamente al suolo. Ad ogni modo, quanto più si mantengono le distanze e quanto più si riduce il tempo che si trascorre insieme, tanto minore è il rischio di contagio. Per infettarsi, infatti, è necessaria una certa quantità di virus – sebbene non sia ancora nota nel dettaglio.

In quali fluidi corporei è stato riscontrato il Sars-CoV-2?

I nuovi coronavirus sono regolarmente presenti e infettivi nella saliva dei malati, così come spesso nelle feci sia di malati che di guariti, mentre se ne ritrovano tracce minime nell’urina. A tutt’oggi, non risultano nemmeno contagi avvenuti attraverso questi materiali organici. Non è invece accertato se tali virus siano sessualmente trasmissibili: alcuni medici cinesi hanno rilevato tracce virali nello sperma di 6 su 38 uomini esaminati, ma non è chiaro se essi fossero potenzialmente contagiosi. Nei pazienti più gravi, i nuovi coronavirus erano presenti anche a livello ematico.

I coronavirus possono rimanere sospesi nell’aria?

Parlando, respirando o cantando, un soggetto contagioso può rilasciare aerosol virulenti destinati a permanere nell’aria anche per varie ore. Nell’ambito di un piccolo studio condotto su malati di influenza, un paziente su tre emetteva virus nell’aria dell’ambiente circostante attraverso la respirazione, con una media oraria compresa tra 190 e 1200, sebbene non tutti risultassero infettivi. Esperimenti equiparabili su malati di Covid-19 non sono ancora disponibili; tuttavia, si sono verificati casi di contagi su autobus, in uffici, ristoranti o durante eventi e ritrovi. Per sicurezza, dunque, è consigliabile chiudere anche la tavoletta del WC prima di azionare lo scarico, consigliano gli specialisti cinesi; anche tirando lo sciacquone, infatti, vengono prodotti aerosol ed eventuali coronavirus espulsi con le feci potrebbero risalire nell’aria. Tra l’altro, durante la corsa o una passeggiata, questi aerosol vengono trasportati in avanti dalla corrente d’aria che si crea.

Come mai i coronavirus provocano sintomi molto gravi in alcuni individui e assolutamente blandi in altri?

Ciò può dipendere, per esempio, dalla quantità di virus che una persona è in grado di «impattare» e da quante «vie d’accesso» all’organismo trovano i virus. A tal fine, essi selezionano punti mirati specifici sulle cellule. Questi cosiddetti recettori ACE2 sono presenti, per esempio, nella gola, nei polmoni e nell’intestino. I bambini presentano un numero minore di vie d’accesso per tali virus, gli anziani di più; ciò si ripercuote anche sul decorso della malattia, così come la predisposizione genetica, le eventuali patologie pregresse oltre ad altri fattori ignoti.

di Dott. med. Martina Frei,

pubblicato in data 22.05.2020


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