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I batteri «buoni» aiutano contro il coronavirus?

Sin dall’inizio della pandemia la scienza è alla ricerca di sostanze in grado di prevenire o mitigare il Covid-19. A Losanna, un’equipe di medici avanza ora una proposta sorprendente.

«I batteri probiotici sono in grado di prevenire le infezioni intestinali, quelle a carico delle vie respiratorie e talvolta addirittura quelle gravi e potenzialmente letali», spiega Eric Giannoni, medico di terapia intensiva e pediatra all’ospedale universitario di Losanna.

Sono circa dieci anni che si ricorre all’impiego di questi batteri «buoni» per la prevenzione delle infezioni persino nei nati molto prematuri, che non arrivano a pesare nemmeno un chilo e necessitano della ventilazione artificiale.

Giannoni è uno degli autori di questo articolo specialistico, in cui un’equipe composta da ricercatori svizzeri, britannici e canadesi ha ipotizzato che i probiotici possano aiutare a combattere i nuovi coronavirus (link in inglese). Diversi studi sulle malattie da raffreddamento hanno dimostrato, per esempio, che, rispetto a un placebo, questi batteri possono essere in grado di dimezzare il numero delle infezioni respiratorie e di ridurne la durata (link in inglese).

Lactobacilli e bifidobatteri

Agli esperimenti hanno preso parte malati sia lievi che gravi, bambini così come anziani e soggetti affetti da infezioni sia virali che batteriche. Tuttavia, la qualità degli studi non sempre ha risposto alle aspettative dei ricercatori. A questo si aggiunga che gli studi hanno impiegato i ceppi di batteri più disparati, dal «Lactobacillus casei» al «Bifidobacterium longum» passando per il «Lactobacillus rhamnosus» e per altri microrganismi dai nomi impronunciabili.

Tanti possibili benefici

Quale probiotico è il più sicuro ed efficace? La domanda non ha ancora trovato risposta e ad oggi non è del tutto chiaro nemmeno quale sia il reale funzionamento. Eric Giannoni elenca però i possibili benefici: i probiotici non solo sarebbero in grado di rafforzare la mucosa intestinale e di indebolire i microrganismi patogeni sottraendo i nutrienti dall’intestino, ma sarebbero anche capaci di influenzare il sistema immunitario e di produrre sostanze antimicrobiche.

Studi sui pazienti ricoverati in terapia intensiva

Dal momento che i nuovi coronavirus causano spesso infezioni respiratorie e talvolta diarrea, Giannoni auspica che i probiotici possano dimostrarsi utili anche nella lotta al Covid-19 ma, sottolinea, «al momento si tratta solo di un’ipotesi». Ipotesi che dovrà essere suffragata da appositi studi, secondo un team di ricerca di Hong-Kong sul microbioma (link in inglese), che fa riferimento ai referti dei pazienti ricoverati in condizioni critiche in terapia intensiva, nei quali la somministrazione di probiotici ha portato a una riduzione dell’infiammazione polmonare.

Tentar non nuoce

I ricercatori di Hong-Kong scoraggiano però «un impiego cieco» dei probiotici nella lotta al Covid-19 (link in inglese) in assenza di ricerche più approfondite sull’argomento. Ma, seguendo l’esempio di Giannoni a marzo, è consigliabile per un soggetto sano assumere probiotici in via preventiva? «Quasi certamente provarci non costa nulla, ma in nessun caso bisogna abbandonare le altre misure precauzionali. Sarebbe fatale», afferma Michael Scharl, professore di medicina all’ospedale universitario di Zurigo, dove studia le interazioni dei diversi batteri, funghi e virus che abitano l’intestino.

(Continua a leggere qui di seguito…)

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Lo yogurt naturale non basta

Cosa sono i probiotici?

I probiotici sono batteri, funghi o altri microorganismi, quali certi lactobacilli o bifidobatteri, la cui azione benefica sulla salute è ormai comprovata. I probiotici sono sicuri sotto tutti gli aspetti. Alcuni sono stati registrati come farmaci e si assumono in capsule, gocce o compresse, altri vengono venduti come integratori alimentari, anche sotto forma di yogurt probiotici. I probiotici vengono spesso usati per prevenire o trattare episodi acuti di diarrea. Se si ha il sistema immunitario indebolito, dopo aver subito interventi o in presenza di patologie gravi, i probiotici dovrebbero essere assunti solo dopo aver consultato uno specialista. 

I prebiotici sono sostanze che agevolano l'insediamento dei probiotici, apportano loro nutrimento o ne stimolano l'attività. Tra essi figurano carboidrati che l'apparato digerente umano non riesce ad assimilare, quali i frutto-oligosaccaridi contenuti nei vegetali o i galatto-oligosaccaridi del latte. 

I simbiotici contengono sia prebiotici che probiotici.

Se si vuole fare un tentativo, Scharl e Giannoni consigliano di acquistare solo preparati dalla qualità certificata. Il pediatra di Losanna rimanda a un elenco di probiotici che si sono dimostrati utili contro altre infezioni, ma invita a riflettere sul fatto che «non esistono ancora probiotici testati sui nuovi coronavirus» perché «gli studi relativi non sono ancora stati conclusi». Quel che è certo è che lo yogurt naturale non ha alcun effetto, poiché contiene al proprio interno un numero insufficiente di batteri, la maggior parte dei quali viene peraltro annientata dai succhi gastrici.

Di sicuro un’alimentazione sana e ricca di fibre non nuoce, perché la componente non digeribile di fiocchi di avena, prodotti integrali, legumi, broccoli e altra frutta e verdura fornisce ai batteri probiotici i cosiddetti «prebiotici», cioè proprio il nutrimento di cui hanno bisogno per moltiplicarsi velocemente. Inoltre, i legumi e i prodotti integrali contengono molta spermidina, una sostanza che in laboratorio si è dimostrata in grado di impedire la diffusione dei nuovi coronavirus.

Ecco perché su Internet la spermidina è già considerata una speranza nella lotta al coronavirus. Tuttavia, non è ancora dato sapere se questa sostanza, presente anche in germi di grano, soia, frutta secca, funghi e formaggi molto stagionati come il parmigiano, sia all’altezza delle aspettative in essa riposte. I test di laboratorio finora condotti sui polmoni e sui reni delle scimmie non dicono, infatti, se la spermidina sia efficace e sicura anche per l’uomo. E non si sa neppure se la concentrazione di spermidina assunta con l’alimentazione sia sufficiente a combattere i virus.

di Dott. med. Martina Frei,

pubblicato in data 18.08.2020


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